Kamishibai

Questa volta per il nostro dizionario tematico di giapponese inseguiamo l’attualità. La mia attualità interiore, non quella del resto del mondo.

Per questo parliamo di kamishibai (紙芝居), letteralmente lo “spettacolo teatrale di carta”, cioè il modo con il quale i monaci buddisti del XII secolo si trasformavano in cantastorie per un pubblico analfabeta e raccontavano, usando una serie di pannelli illustrati che scorrevano orizzontalmente, gli emakimono (絵巻物) detti anche emaki, letteralmente “rotoli orizzontali”.

Con gli emaki si raccontavano storie ricche e complesse, non solo semplici racconti popolari. Il capolavoro della letteratura giapponese, il Genji monogatari (源氏物語), cioè “Il racconto di Genji”, scritto nell’anno mille circa dalla poetessa Murasaki Shikibu vissuta nel periodo Heian, è l’esempio più famoso perché è il primo romanzo moderno (anzi, un vero romanzo psicologico) di tutte le letterature conosciute.

La forma emaki è sostanzialmente contemporanea a quella scritta in kana (senza kanji). Tornando ai kamishibai, questi si spostavano in carro e poi in bicicletta da villaggio a villaggio, richiamando l’attenzione del potenziale pubblico con due bacchette di legno chiamate hyoshigi che provocavano un rumore caratteristico. Tra gli anni Venti e i Cinquanta del Novecento hanno avuto un nuovo e imprevisto momento di gloria perché la depressione economica che aveva schiacciato il Giappone richiedeva narrazioni popolari per essere cancellata e scacciata.

C’è un tenue doppio legame, secondo l’amico Matteo, tra questi narratori itineranti e la storia della frazione del paese dove mi trovo mentre scrivo queste righe. Sono a Montereggio, frazione di Mulazzo, dove è nato il premio Bancarella per intendersi. Qui dall’ottocento la povertà venne sconfitta caricando le gerle di libri e portandole a valle, per venderle in tanti altri paesi prima della Lunigiana, poi della Toscana e della Liguria e infine di tutta Italia. I bancarellai di Montereggio e della vicina Parana si trasformano anche in editori e nasce una storia incredibile che è alla base dell’editoria italiana.

In viaggio a Venezia da Milano, dove abita, se ne accorge per una fortunata combinazione (parlando col titolare di una bancarella di vecchi volumi) la scrittrice giapponese Yoko Uchida, che scopre così la storia dei librai erranti italiani e del loro paesino di origine, asserragliato nell’Alta Lunigiana. E decide di indagare. Contatta la Pro Loco, sta settimane a intervistare i pronipoti delle varie famiglie ricostruendo un affresco che si tramuta in un libro, in giapponese, intitolato Montereggio. Vicissitudini di librai viaggiatori da un paesino e uscito solo in giapponese ovviamente in Giappone, e poi in traduzione in Corea del Sud.

Il libro è uscito nel 2018, ha fatto otto ristampe e poi ne è stato fatto tascabile, i rappresentati della Pro Loco di Montereggio sono stati invitati a Tokyo e hanno partecipato a un festival della letteratura, acclamati come eroi esotici di una razza aliena considerata impossibile (e ancora gli brillano gli occhi quando lo raccontano, seduti in piazza davanti a una birretta).

Intanto, Yoko Uchida ha vinto la Gerla d’Oro alla 68ma edizione del Premio Bancarella, assieme alla Pro Loco di Montereggio, e sono nate alcune iniziative e collegamenti fra le due terre così distanti, nonostante la pandemia che blocca tutto. Tanto che è uscito anche un altro piccolo libro bilingue italiano-giapponese curato sempre da Yoko Uchida assieme al laboratorio di scrittura dei bambini della primaria di Montereggio e intitolato Il libro nella Gerla.

La storia è sempre quella di uomini che, intabarrati e con una gerla sulle spalle, viaggiano a piedi o in bicicletta per portare in giro delle storie, come facevano un tempo a Montereggio e, in Giappone, i kamishibai.


Con questo piccolo dizionario tematico di giapponese voglio condividere non tanto una competenza linguistica, quanto una esplorazione intellettuale di un altro modo di pensare e rappresentare le idee con le parole. Non sono un parlante giapponese e quindi è possibile che ci siano micro e macro imprecisioni: se le notate e le segnalate le correggo volentieri e mi considero arricchito dal vostro aiuto.

Nota ulteriore per gli appassionati del genere, e gli impazienti: nella mia newsletter gratuita Mostly Weekly pubblico ogni domenica, fra le altre cose, anche un’altra parola giapponese.

 

Antonio Dini

Giornalista e saggista, è nato a Firenze e ora vive a Milano. Scrive di tecnologia e ama volare, se deve anche in economica. Ha un blog dal 2002: Il Posto di Antonio