È bello dare fuoco ai secchioni

L’anno scorso la prima edizione di #ioleggoperché, campagna di promozione del libro e della lettura organizzata dall’Associazione Italiana Editori (AIE), suscitò critiche numerose e argomentate, da Claudio Giunta sul Domenicale a Nicola Lagioia su Internazionale, a Mario Fillioley qui sul Post. Ieri il comunicato sulle novità della seconda edizione, mescolando improvvidamente espressioni da fumetto d’avventura, gergo del marketing culturale e automatismi in burocratese, annunciava la “prossima sfida”, ovvero “una nuova audace missione ci aspetta: promuovere la creazione e lo sviluppo di centinaia di biblioteche scolastiche e aziendali”.

Dal 22 al 30 ottobre 2016 “le librerie italiane aderenti all’iniziativa accoglieranno i cittadini che vorranno acquistare un libro per donarlo a una scuola”, e pure gli editori “faranno la loro parte, raddoppiando il numero dei libri al momento della consegna nelle scuole”. Inoltre, “grazie alla partnership con il Gruppo Tematico Cultura di Confindustria, le aziende aderenti a #ioleggoperché si impegneranno a mettere a disposizione di dipendenti e collaboratori un patrimonio librario e un luogo in cui divertirsi, formarsi, riposarsi, svagarsi con i libri”, dove basta nominare Confindustria per trasformare una collaborazione in un’innovativa, economicamente sana e deprovincializzata partnership e dove colpisce l’elenco forse non incongruo ma di certo circolare ed esasperato di usi del libro (te l’assicuro: ti svaghi, ma anche ti istruisci, però ti rilassi pure, e voglio aggiungere che ti ci svaghi, e comunque ti istruisci e… continua a piacere). Ritorneranno infine i “Messaggeri pronti a tutto”, anzi questi “lettori appassionati” saranno “l’anima della mobilitazione nazionale.”

È sicuramente troppo presto per dare un giudizio documentato su questa seconda edizione, e qui non intendo neppure riflettere sugli aspetti più generali della promozione della lettura. Voglio invece guardare le figure.

Nella pagina #ioleggoperché del sito ufficiale troviamo, infatti, tre immagini. La prima è una foto stock con bambini multietnici che leggono libri monocromi e anonimi per l’iniziativa a favore delle scuole. La terza immagine illustra, invece, la partnership confindustriale con una foto stock a tema aziendale dalla quale sono state tagliate le due figure multietniche ai lati, poiché del tutto non credibili in Italia (si può vedere qui).

Vi è anche un’illustrazione creata apposta per i Messaggeri, cioè per “lettori forti, studenti appassionati, insegnanti attivi, genitori e nonni sensibili, librai e bibliotecari motivati e tutte quelle persone” disposte a farsi definire con un sostantivo categorizzante e un aggettivo encomiastico, oltre che implicitamente denigratorio per i non aderenti (i lettori deboli forse se la cavano ancora, ma tutti gli altri che non partecipano, cioè studenti svogliati, insegnanti pigri, librai e bibliotecari senza stimoli, e soprattutto genitori e nonni insensibili non meritano la nostra indulgenza). Questi volontari si impegneranno in “un grande progetto di ingaggio sociale e di promozione della lettura” e porteranno #ioleggoperché “ovunque sarà necessario supportare e incentivare la raccolta”. Le simpatiche espressioni da fumetto per ragazzi latitano un po’ in questa parte del testo, ma a fare allegria ci pensa la vignetta che mi permetto di incollare qui sotto.

ioleggoperche

La didascalia più fedele mi pare questa: il simpaticissimo birichino senza libro in mano gioisce mentre dà fuoco al razzo fallico sulla schiena del secchione piegato in avanti, con pettinatura triste e occhiali così spessi da parere quelli di un sommozzatore. Nonostante o per colpa delle molte letture, il secchione è tanto inesperto da non capire che lo stanno sparando in aria ed esiliando dal consesso umano, e dunque sorride ignaro con il libro sul petto.

Questa non è una foto di stock ma, ripeto, un’illustrazione originale. Ed è un peccato, perché messa in un archivio potrebbe riuscire perfetta per una campagna volta a comunicare l’assoluta sfigatezza del lettore (Manganelli approverebbe) e persino per ribaltare lo storytelling dominante sul bullismo a scuola: non è davvero così brutto come lo si dipinge e fa pure un sacco ridere con le sue audaci sfide.