Gli Stati Uniti vogliono espellere oltre 150 afghani: alcuni rischiano persecuzioni dai talebani

Un gruppo di donne rifugiate afghane a Fredericksburg, in Virginia (AP Photo/Jessie Wardarski)
Un gruppo di donne rifugiate afghane a Fredericksburg, in Virginia (AP Photo/Jessie Wardarski)

L’amministrazione di Donald Trump ha trasferito decine di cittadini afghani detenuti negli Stati Uniti in centri per immigrati in Louisiana, da dove prevede di espellerli verso l’Afghanistan passando per il Pakistan. Secondo tre funzionari statunitensi citati dal New York Times, le persone coinvolte saranno più di 150: alcune di loro rischiano di subire persecuzioni da parte del regime talebano.

Tra le persone che potrebbero essere espulse ci sono infatti parenti di persone afghane che avevano collaborato con l’esercito statunitense e almeno un uomo gay, per il quale l’omosessualità può comportare la pena di morte in Afghanistan.

Gli Stati Uniti non hanno relazioni diplomatiche con il governo dei talebani e non possono quindi organizzare direttamente le espulsioni verso l’Afghanistan. Il piano prevede di trasferire le persone in Pakistan, che si occuperebbe poi di accompagnarle oltre il confine afghano. In questo modo l’amministrazione Trump aggirerebbe gli ostacoli diplomatici che finora avevano reso difficili queste espulsioni.

Alcuni afghani residenti negli Stati Uniti hanno ottenuto da giudici statunitensi protezioni che impediscono di rimandarli in paesi dove rischiano persecuzioni: non è noto se qualcuno tra le persone coinvolte abbia questo tipo di tutela. Il primo volo potrebbe partire già il 2 novembre.

Secondo i dati raccolti dal Deportation Data Project, progetto di ricerca con sede all’università di Berkeley, negli ultimi quattro anni gli Stati Uniti hanno rimandato in Afghanistan 97 persone. Le espulsioni previste a novembre sarebbero quindi una delle più grandi operazioni di questo tipo mai organizzate in una sola volta.

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