L’Italia rischia di restare ancora più a corto di cannabis per uso medico
È fallita l'azienda dei Paesi Bassi da cui ne importavamo la gran parte, e la produzione nazionale non basta
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Nei Paesi Bassi è fallita l’azienda che produceva la gran parte della cannabis terapeutica utilizzata in Italia: per le decine di migliaia di pazienti che ne fanno uso è un grosso problema, visto che in Italia la produzione nazionale ha sempre arrancato. Tutta la canapa prodotta per scopi medici è coltivata e venduta dallo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze (SCFM): poche centinaia di chilogrammi l’anno, a fronte di un fabbisogno di oltre due tonnellate.
La cosiddetta cannabis terapeutica, o cannabis medica, si assume in forma di oli, decotti o prodotti per la vaporizzazione, a partire da preparazioni derivate dalle infiorescenze della cannabis coltivata in maniera autorizzata. La presenza delle sostanze e dei principi attivi è molto controllata rispetto alla cannabis utilizzata per scopi ricreativi: quella medica è usata da alcune persone malate per il suo effetto analgesico e rilassante, per esempio dai pazienti oncologici per il controllo della nausea dovuta alla chemioterapia, oppure per il controllo del dolore cronico di persone affette da malattie degenerative, come la sclerosi multipla, e da alcune malattie rare.
La società che è fallita è la Bedrocan (più precisamente le due società del gruppo Bedrocan con sede nei Paesi Bassi: la Bedrocan Nederland e la Bedrocan International), finora la principale esportatrice di cannabis terapeutica in vari paesi europei.
Il fallimento è stato dichiarato a inizio ottobre, al termine di una crisi che andava avanti da mesi per via dell’interruzione del contratto di rifornimento con il governo nederlandese (in particolare col Bureau voor Medicinale Cannabis, agenzia del ministero della Salute), che dall’inizio degli anni Duemila comprava gran parte della sua produzione per poi distribuirla alle farmacie ed esportarla.
L’interruzione è stata decisa a gennaio di quest’anno e dipende da una riforma del mercato della cannabis terapeutica fatta dal governo, che prevede di liberalizzarlo e di permettere alle aziende private di vendere direttamente alle farmacie, o all’estero. La riforma però non entrerà in vigore prima di luglio del 2028, ha detto la ministra della Salute dei Paesi Bassi Sophie Hermans: nel frattempo, senza il contratto col governo, Bedrocan ha perso il suo principale acquirente e quindi le entrate economiche per coprire i costi delle sue attività.
La maggior parte della materia prima usata per i preparati realizzati dai farmacisti italiani è importata dai Paesi Bassi, venduta dal Bureau voor Medicinale Cannabis. Secondo dati del ministero della Salute relativi al 2024, dei 1.695 chilogrammi di cannabis terapeutica distribuita nelle farmacie italiane, solo poco più di 200 provenivano dall’Italia.
È una quantità che da sola non basta per tutti i pazienti che ne usufruiscono. L’Organo internazionale per il controllo degli stupefacenti, l’agenzia delle Nazioni Unite che tra le altre cose compila un indice col fabbisogno di sostanze stupefacenti di ogni paese per scopi medici e scientifici, dice che nel 2025 quello dell’Italia era di 2,4 tonnellate; secondo l’Istituto superiore di sanità (ISS) tra il 2019 e il 2024 sono state registrate circa 100mila prescrizioni, un dato considerato sottostimato dallo stesso ISS.
In Italia sono anni che le associazioni che si occupano dell’utilizzo di cannabis a scopi terapeutici, come Meglio Legale o l’associazione Luca Coscioni, chiedono di avviare un sistema di produzione autonomo di questa sostanza, che per uso medico è legale da vent’anni.
In teoria in Italia le aziende private possono coltivare cannabis terapeutica, ma in pratica non lo fanno. L’unico ente autorizzato a coltivarla è l’SCFM di Firenze, gestito dal ministero della Difesa: nel 2022 fu avviato un bando per permettere ad alcune aziende private di produrre la cannabis medica e venderla all’SCFM: in una prima fase ne furono selezionate sei, e non se ne sono avute più notizie. Nel frattempo i vari governi hanno continuato a fare affidamento sulla cannabis terapeutica proveniente dall’estero.
– Leggi anche: Ci sono controlli in tutta Italia su chi assume cannabis terapeutica



