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  • Giovedì 22 ottobre 2026

È stato un anno grandioso per Chanel

Il nuovo direttore creativo Matthieu Blazy è riuscito in qualcosa che sembra impossibile nella moda di lusso di oggi

Un dettaglio della sfilata Chanel Cruise 2026/27 il 28 aprile 2026 (Stephane Cardinale - Corbis/Corbis via Getty Images)
Un dettaglio della sfilata Chanel Cruise 2026/27 il 28 aprile 2026 (Stephane Cardinale - Corbis/Corbis via Getty Images)
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A un certo punto, lo scorso marzo, è successa una cosa che accade di rado nel mondo della moda di lusso: i negozi di Chanel si sono affollati di clienti, addetti ai lavori e curiosi; alcuni modelli di borse e scarpe sono andati esauriti in pochissimo tempo diventando introvabili; mentre sui social influencer e creator cominciavano a mostrare con sempre maggiore insistenza i loro acquisti del marchio o la loro ricerca ossessiva degli accessori nei negozi.

Il motivo di questa frenesia è che erano stati messi in commercio gli abiti e gli accessori della collezione presentata a ottobre del 2025 dal nuovo direttore creativo di Chanel, Matthieu Blazy. In un momento in cui il settore della moda di lusso è in crisi, questo cambio di direzione è stato decisivo per attrarre nuovi clienti e aumentare le vendite. Al punto che da allora nel settore si parla di “Chanelmania” e “Blazymania”.

L’effetto della nuova collezione di Blazy sul fatturato è stato piuttosto sorprendente: sulla base di dati forniti da persone informate dei fatti Bloomberg ha scritto che nel primo semestre del 2026 i ricavi di Chanel sono cresciuti di circa il 16 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025.

Tra gli accessori di Chanel diventati virali negli ultimi mesi ci sono per esempio la borsa Maxi Flap, e le scarpe in cavallino o in coccodrillo verde acqua. Sono molto ambiti malgrado il prezzo: la borsa costa più di 8mila euro mentre le scarpe si aggirano sui 1.500.

La Maxi Flap di Chanel durante la settimana della moda di Copenhagen (Foto Moritz Scholz/Getty Images)

I prodotti e le proposte di Chanel non creavano così tanta agitazione da parecchio tempo. Anche prima dell’arrivo di Blazy il marchio era in salute (era cresciuto molto nel 2023, per poi calare leggermente nel 2024), ma le collezioni venivano spesso criticate, in particolare sui social, perché troppo rigidamente legate ai canoni del passato e piuttosto ingessate, con stampe da signora di una certa età, seppur con dei guizzi creativi. Gli abiti indossati dalle celebrità sul tappeto rosso in particolare erano spesso giudicati come dei “flop”.

I vestiti delle collezioni di Blazy colpiscono soprattutto perché si distaccano dal classico immaginario di Chanel senza però stravolgerlo: nella sua prima collezione per esempio i tailleur avevano giacche “cropped”, ovvero tagliate, corte; c’erano gonne di piume colorate, abiti di paillettes, camicie in cotone leggero e maglioni morbidi.

Blazy era osservato con particolare attenzione dagli addetti ai lavori perché la sua nomina, a dicembre del 2024, era la prima vera novità per il marchio da moltissimo tempo. Prima di lui c’era stato per oltre 35 anni Karl Lagerfeld, creativo acclamato e venerato nella moda, che aveva riportato Chanel alla fama dopo la morte della fondatrice Gabrielle “Coco” Chanel. Dopo la morte di Lagerfeld, nel 2019, la direttrice creativa era stata per cinque anni Virginie Viard, storica collaboratrice di Lagerfeld che aveva cercato sostanzialmente di portare avanti la sua visione.

Il direttore creativo di Chanel Matthieu Blazy (Foto Kristy Sparow/Getty Images)

Lagerfeld aveva rivoluzionato il brand rendendolo estremamente attuale e spettacolare, con sfilate ambientate nello Spazio, in un supermercato, su una spiaggia o a una manifestazione femminista. Era conosciuto per aver riportato in auge i grandi classici del marchio: dal tailleur in tweed alla catena d’oro applicata sull’orlo delle giacche per non farle sollevare, e ancora le borse diventate oggetti del desiderio negli anni Novanta, come la 2.55.

Rispetto a lui Blazy punta meno sulla teatralità, sull’ironia e sul kitsch, e più sugli stili meno conosciuti proposti da Coco Chanel, come quelli degli anni Venti e Sessanta. Le sue creazioni sono quasi una sfida a riconoscerli, un «chi sa, sa», come scrive la nota critica del New York Times Vanessa Friedman, ma reinterpretati.

Le prime collezioni di Blazy da Chanel sono state molto elogiate dalla critica: la sua sfilata al Grand Palais di Parigi fu ripresa su moltissimi giornali e molto condivisa sui social per la sua spettacolarità e per gli abiti sorprendenti. L’ambientazione era quella di una galassia, con delle riproduzioni dei pianeti sospese e una passerella nera laccata che rappresentava lo Spazio. L’ultima sfilata, il 6 ottobre scorso, è stata altrettanto sorprendente: ambientata su un fiume, di notte, con decine di uccelli finti illuminati e sospesi sulla passerella.

Décolleté nere con stampa animalier e punta rossa di Chanel, all’esterno della sfilata di Christopher Esber, durante la Settimana della Moda di Parigi (Foto Raimonda Kulikauskiene/Getty Images)

Prima di arrivare da Chanel, Blazy – che ha 42 anni, è nato a Parigi ed è per metà francese e per metà belga – era stato direttore creativo di Bottega Veneta, dove aveva firmato delle collezioni che avevano attirato l’attenzione per via della manifattura e della scelta dei tessuti. Al suo esordio come direttore creativo nel 2022 fece sfilare camicie e pantaloni che all’apparenza erano di flanella e denim, ma in realtà erano in pelle. Prima ancora, tra le altre cose, aveva lavorato con Raf Simons da Calvin Klein e con Phoebe Philo da Céline.

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Sul New York Times Friedman ha motivato il grande successo che gli abiti e gli accessori di Chanel stanno avendo negli ultimi mesi dicendo che «risolvono i problemi». La foga di acquistare borse, scarpe e indumenti dell’azienda tra chi se li può permettere, secondo Friedman dipende dal fatto che Blazy è stato in grado di «liberare le donne permettendo loro di muoversi e affrontare la giornata senza dover pensare un secondo in più a cosa indossare».

Per Friedman, Blazy è stato sostanzialmente in grado di replicare quello che, più o meno dagli anni Venti del Novecento, fece Coco Chanel, “liberando” le donne da corsetti, abiti, cappelli e accessori eccessivamente elaborati e costrittivi, creando indumenti più adatti alla vita quotidiana. Negli anni Cinquanta per esempio Chanel aveva iniziato a produrre tailleur da donna in tweed, tessuto che indossavano gli uomini dell’alta borghesia in campagna, molto più pratico di sete e merletti, e che divenne un simbolo della maison.

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Un abito effetto tweed durante la sfilata di Chanel Haute Couture Autunno/Inverno 2026/2027 (Marc Piasecki/Getty Images)

Se nel mondo di oggi questa operazione di “liberazione” può sembrare anacronistica, nel mondo dell’alta moda e dentro un’azienda come Chanel, considerata praticamente intoccabile, quello che ha fatto Blazy è stato a suo modo effettivamente innovativo.

Le gonne a vita bassissima, le camicie di cotone ampie e le giacche larghe disegnate da Blazy piacciono perché richiamano la storia del marchio in modo nuovo. Gli indumenti più larghi e morbidi invece si fanno notare perché sono in netto contrasto con molte delle tendenze recenti, che puntano di più su abiti aderenti e corti, che mettono in risalto il corpo. Blazy ha rinnovato il classico tailleur in tweed realizzandolo in materiali diversi come lo chiffon e la seta e con macchinari creati apposta per renderlo più morbido, quasi elasticizzato.

Un tailleur presentato durante la sfilata Primavera/Estate 2027 di Chanel (Foto Kristy Sparow/Getty Images)