«Bismillah, c’est les ténèbres»
Da dove viene lo slogan delle proteste studentesche francesi che prende in giro la polizia, arrivato anche in Italia
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Durante i cortei e le occupazioni studentesche in corso in Francia dalla fine di settembre capita spesso di vedere dei cartelli con scritto «Bismillah, c’est les ténèbres», ossia «In nome di Allah, sono arrivate le tenebre». La frase è ormai diventata uno slogan del movimento: compare spesso nei video di TikTok che riguardano le proteste, è stata usata dall’attivista svedese Greta Thunberg in un video in cui esprimeva solidarietà ai manifestanti, e più recentemente è comparsa durante proteste simili in Belgio, Germania e Italia.
A differenza di altri slogan la cui comprensione è più immediata, «Bismillah, c’est les ténèbres» suona come un incitamento molto vago a creare caos e devastazione. In realtà la frase proviene da un messaggio attribuito dagli studenti a un presunto poliziotto che, all’inizio delle proteste, avrebbe cercato di infiltrarsi nei gruppi in cui venivano organizzate le occupazioni, fingendosi un liceale. Non è mai stato accertato che l’autore fosse davvero un agente, ma la frase è diventata uno slogan usato ironicamente per criticare la repressione delle proteste e gli stereotipi razzisti attribuiti alle forze dell’ordine.
La frase è comparsa per la prima volta all’inizio di ottobre su Snapchat, una piattaforma a metà fra un social network e un’app di messaggistica molto popolare in Francia fra gli adolescenti: un utente chiamato Mamadou l’aveva scritta a uno studente di uno dei primi licei occupati per chiedere di essere aggiunto al gruppo in cui venivano organizzati i blocchi (su Snapchat si può scrivere anche a persone di cui non si ha il numero).
Il messaggio completo, infarcito di slang giovanile, parole arabe ed emoji con la bandiera dell’Algeria, diceva: «Salut! Bismillah, c’est les ténèbres. C’est quand le blocus wallah mon frangin, on vas tout casser, met moi dans le groupe blocus Aichek 🇩🇿🇩🇿»; ossia «Ciao! In nome di Allah, sono arrivate le tenebre. Quando c’è il blocco, te lo giuro fra’ spacchiamo tutto, mettimi nel gruppo dell’occupazione grazie 🇩🇿🇩🇿». L’unione di parole francesi e arabe in contesti giovanili e soprattutto fra persone di seconda o terza generazione, cioè nate in Francia ma figlie o nipoti di persone immigrate, è comune, ma la costruzione della frase non aveva particolarmente senso e sembrava scimmiottare il modo in cui parlano i giovani.
Il ragazzo che aveva ricevuto il messaggio non si era fidato e invece di aggiungere lo sconosciuto al gruppo aveva condiviso lo scambio sui social, dove era diventato virale. Come lui, molti avevano avuto l’impressione che “Mamadou” non fosse uno studente, ma un poliziotto che stava cercando di infiltrarsi in modo un po’ maldestro e razzista, che non aveva convinto nessuno. Negli stessi giorni avevano mandato messaggi simili agli studenti altri utenti che avevano tutti nomi originari del Nord Africa o del Medio Oriente, come Mohammed, Yanis, Youssef: come nel caso di Mamadou, nessuno di loro era stato ritenuto credibile.
Il ministero dell’Interno francese non ha confermato che i messaggi provenissero da agenti di polizia, e non è stato possibile accertare chi li abbia scritti.
Altri esempi di messaggi ricevuti da alcuni studenti all’inizio di ottobre.
Quello delle forze dell’ordine che non sanno infiltrarsi in contesti a loro poco familiari è un luogo comune che è stato anche deriso in molti film e serie tv, ma nel contesto delle proteste studentesche francesi ha avuto particolare risonanza per via della violenza con cui la polizia le ha contrastate fin da subito: sono ormai decine le indagini interne in corso su presunti abusi della polizia, fra cui quelle che riguardano due studenti che in due episodi separati hanno perso una mano a causa delle granate stordenti della polizia.
Inoltre, ha peggiorato la situazione il fatto che tutti i messaggi sospetti provenissero da utenti che si identificavano come ragazzi musulmani, non bianchi e con chiari intenti violenti. È uno stereotipo dei giovani delle banlieue, i sobborghi delle grandi città dove vivono molte persone di origine straniera e da dove sono partite le proteste, che in Francia è criticato da decenni. Nelle banlieue la discriminazione razziale praticata dalla polizia è un problema reale, che nel 2023 fu alla base di estese proteste dopo che un poliziotto aveva ucciso il 17enne Nahel M.
– Leggi anche: La questione delle banlieue


