La Corte d’appello ha ribaltato gran parte delle condanne nel processo per corruzione legato al progetto dello stadio della Roma
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La Corte d’appello di Roma ha rivisto gran parte delle condanne stabilite in primo grado in un processo per corruzione che riguardava, tra le altre cose, il progetto del nuovo stadio della Roma che si sarebbe dovuto costruire a Tor di Valle, nel sud della città. La vicenda era stata spesso definita dalla stampa «inchiesta sullo stadio della Roma», ma nessun dirigente o dipendente della società sportiva era stato indagato, e le indagini non avevano messo in discussione la regolarità dell’iter seguito fino a quel momento per realizzare l’impianto.
Nell’aprile del 2024 il tribunale di Roma aveva condannato in primo grado nove persone, tra cui l’importante politico del Movimento 5 Stelle Marcello De Vito, ex presidente del consiglio comunale di Roma, per corruzione, traffico di influenze illecite, finanziamento illecito e altri reati. Ora, in appello, De Vito è stato assolto così come Camillo Mezzacapo, un avvocato che secondo l’accusa era il complice di De Vito nelle attività corruttive attraverso una società riconducibile a entrambi. Sono stati assolti anche Luca Lanzalone, ex presidente di Acea, la società che si occupa della distribuzione di acqua ed energia elettrica e della gestione dei rifiuti nel territorio di Roma, l’immobiliarista Giuseppe Statuto e il giornalista Gianluca Bardelli.
La pena dell’imprenditore Luca Parnasi, proprietario dei terreni su cui avrebbe dovuto essere costruito lo stadio, è stata ridotta da due anni a pochi mesi. Nell’inchiesta iniziale Parnasi era stato descritto dai magistrati come al centro di un sistema corruttivo messo in piedi coinvolgendo professionisti e amministratori per ottenere favori per le sue varie attività. La Corte ha stabilito una riduzione della pena anche per il consigliere regionale Adriano Palozzi (da un anno e dieci mesi a otto mesi), mentre per altri imputati è intervenuta la prescrizione.
È probabile che la procura generale decida ora di impugnare la sentenza davanti alla Cassazione.


