In Messico è stato chiuso l’accesso a sei laghi per la presenza della cosiddetta ameba mangia-cervello

Il lago artificiale del parco La Plancha, uno di quelli in cui è stata trovata l'ameba (Google Street View)
Il lago artificiale del parco La Plancha, uno di quelli in cui è stata trovata l'ameba (Google Street View)

Mercoledì è stato chiuso l’accesso a sei laghi artificiali nello stato dello Yucatán, nel sudest del Messico, dopo che delle analisi avevano trovato nell’acqua la Naegleria fowleri, nota anche come “ameba mangia-cervello”. A inizio settembre un istruttore di sci nautico di 34 anni era morto per una meningoencefalite amebica primaria (PAM), la malattia causata da N. fowleri, dopo aver lavorato in uno dei laghi. L’amministrazione dello Yucatán ha avviato un’indagine sui responsabili della manutenzione dei laghi.

Le infezioni da N. fowleri sono estremamente rare: da quando la malattia è stata scoperta, negli anni Sessanta, sono stati identificati poco meno di 500 casi in tutto il mondo. Una volta contratta l’infezione, tuttavia, meno del 5 per cento delle persone sopravvive: al momento non c’è una cura, e la rarità della malattia la rende difficile da diagnosticare. Di solito una persona infettata muore entro due settimane dall’insorgenza dei sintomi.

N. fowleri non è tecnicamente un’ameba, ma viene chiamata così perché ci assomiglia molto in alcune fasi del suo ciclo vitale. In natura prolifera in acque dolci calde e solitamente stagnanti, come i laghi, ma può trovarsi anche negli acquedotti, nelle fontane o nelle piscine, se l’acqua non è trattata. Per essere infettati bisogna inalare un po’ d’acqua: se N. fowleri riesce a infettare le cellule nervose dell’olfatto, risale i nervi fino al cervello e inizia a produrre molecole che spezzano i neuroni, per nutrirsi di parte del loro contenuto. È da qui che viene il soprannome “mangia-cervello”. Se si beve dell’acqua contaminata, invece, gli acidi dello stomaco semplicemente la distruggono e la malattia non si sviluppa.

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