Negli Stati Uniti a settembre i prezzi sono saliti del 3,7 per cento rispetto a un anno fa
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L’istituto di statistica degli Stati Uniti ha stimato che a settembre i livello generale dei prezzi nel paese è aumentato del 3,7 per cento rispetto a un anno fa, in rialzo rispetto al 3,4 per cento di agosto. Ad aumentare sono stati soprattutto i prezzi dell’elettricità e del gas (rispettivamente del 4,4 e del 5 per cento), e ancora di più quelli delle materie prime energetiche come la benzina: del 35,3 per cento in un anno e del 9,3 per cento rispetto allo scorso mese.
L’inflazione è la misura della variazione dei prezzi, e un suo aumento eccessivo è un pessimo segnale per l’economia: una forte crescita dei prezzi infatti porta a un impoverimento generale della popolazione, come è successo dopo la pandemia e la guerra in Ucraina. L’aumento dei prezzi negli Stati Uniti, come nei paesi europei, non è grave come allora, ma da quando è iniziata la guerra in Medio Oriente, lo scorso febbraio, è ormai stabilmente sopra il 3 per cento. È un valore ben più alto della soglia del 2 per cento, quella che le banche centrali reputano non problematica e che associano a un’economia sana. A settembre la Federal Reserve, la banca centrale statunitense, ha deciso di alzare i tassi di interesse per la prima volta dopo tre anni, una misura che serve proprio a per contrastare questo aumento dei prezzi.
L’aumento dell’inflazione è anche una cattiva notizia per il governo del presidente statunitense Donald Trump, alle prese con un’ampia perdita di consensi per aver causato una guerra che ha fatto salire di nuovo il costo della vita e soprattutto quello dei carburanti, temi particolarmente sentiti dagli elettori statunitensi.
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