È stata pubblicata una versione gratuita della suite di Adobe fatta con l’AI

E poi anche dei software di Office, sempre usando Claude, apparentemente in poco tempo e con poco sforzo

Una riproduzione del quadro di Monet Impressione, levar del sole su ArtCraft (ArtCraft PressKit)
Una riproduzione del quadro di Monet Impressione, levar del sole su ArtCraft (ArtCraft PressKit)
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La pubblicazione di versioni alternative e gratuite dei software di fotoritocco, montaggio video ed elaborazione grafica della suite di Adobe, come Photoshop e Premiere, ha attirato molte attenzioni e suscitato varie discussioni negli ultimi giorni, principalmente perché sono state realizzate in breve tempo e con apparente facilità grazie all’intelligenza artificiale. L’ingegnere che le ha pubblicate ha usato uno degli ultimi modelli di Claude, l’AI di Anthropic, e ha realizzato le copie dei programmi, del tutto simili agli originali, in circa una settimana. Poi ha fatto lo stesso coi programmi del pacchetto Office di Microsoft.

Gli abbonamenti per usare i software di Adobe sono notoriamente costosi, nell’ordine di decine di euro al mese, e sono usati da milioni di professionisti nel mondo. La legalità dell’operazione dell’ingegnere statunitense Brandon Thomas, che ha raccolto i programmi replicati in una suite che ha chiamato ArtCraft, è ancora molto incerta. Le prestazioni non sono al livello degli originali e sono stati segnalati vari bug e malfunzionamenti.

Ma è comunque una notizia piuttosto sorprendente e che ha confermato quanto sia diventato relativamente facile e rapido realizzare software complessi con l’AI, rinnovando le discussioni su quale sia il futuro dei modelli aziendali SaaS, Software as a Service, per cui le aziende fornitrici di software vendono i loro servizi tramite abbonamenti.

Adobe non ha ancora commentato. Non è un’azienda particolarmente amata: i suoi prodotti sono considerati di gran lunga i migliori sul mercato e sono lo standard per i professionisti, ma da anni è accusata dai suoi utenti di nascondere i costi di recesso degli abbonamenti. Nel 2024 il dipartimento di Giustizia statunitense l’ha citata in giudizio per la presunta violazione di una legge che impone alle aziende di essere trasparenti sui costi e di garantire disdette semplici, senza penali nascoste. Nel marzo del 2026 Adobe ha accettato di pagare 150 milioni di dollari, tra multe e crediti restituiti ai clienti, e si è impegnata ad adeguare i propri metodi di disdetta alla legge.

Thomas ha presentato ArtCraft definendolo un progetto in cui nessuno avrebbe dovuto più pagare delle penali per le cancellazioni e ha detto che lui stesso si è ritrovato più volte a dover pagare i costi di recesso dagli abbonamenti di Adobe.

La schermata home di ArtCraft (ArtCraft PressKit)

ArtCraft è stata sviluppata attraverso il linguaggio di programmazione Rust e l’utilizzo di Opus 5.5, un modello premium di Claude rilasciato il 22 settembre. Thomas e il suo team hanno sfruttato gli agenti, cioè modelli di AI più potenti dei comuni chatbot, perché i software fossero programmati in buona parte autonomamente. Hanno avuto comunque un ruolo più attivo di quello che si intende normalmente per vibecoding, quando lo sviluppatore non scrive direttamente il codice ma dialoga con il modello in linguaggio naturale, come quando utilizza un chatbot per attività quotidiane.

ArtCraft è una suite open source, ovvero un insieme di programmi con un codice sorgente pubblico e liberamente accessibile: chiunque può scaricarlo, utilizzarlo o modificarlo. Nella suite sono disponibili applicazioni che replicano Photoshop, Premiere, Illustrator e gli altri programmi di Adobe per la gestione di foto e di effetti visivi, l’impaginazione e la modifica di file PDF. L’interfaccia dei programmi replicati riproduce fedelmente quella degli originali: le impostazioni, gli strumenti e le scorciatoie da tastiera si trovano esattamente negli stessi posti e fanno le stesse cose. Questa somiglianza così plateale potrebbe esporre Thomas e il suo team a cause legali per violazione di brevetti e concorrenza sleale. Il trade dress, ovvero l’aspetto con cui un prodotto si presenta sul mercato e viene riconosciuto dai consumatori, è infatti tutelato da leggi specifiche in diversi paesi.

Il logo di PhotoCraft, il programma che replica Photoshop (ArtCraft PressKit)

ArtCraft è ancora in uno stadio early alpha, un termine che nell’ambito informatico indica una versione embrionale di un software. Il giornalista Mike Pearl, del sito web specializzato Gizmodo, ha provato PhotoCraft, il programma che replica Photoshop, e ha riscontrato malfunzionamenti in alcune funzioni base. Nella sezione Issues di GitHub, dove vengono segnalati i malfunzionamenti dei software, alcuni utenti hanno poi evidenziato crash su diversi sistemi operativi. Gli stessi piani di sviluppo pubblicati dal team di Thomas hanno assegnato ai sette programmi replicati una percentuale di “sviluppo per il lavoro reale” compresa solo tra il 45 e il 61 per cento.

Molte delle segnalazioni su GitHub riguardano i salvataggi su PhotoCraft. Molti file vengono danneggiati, le immagini rovinate e, in alcuni casi, gli utenti non riescono a salvare i loro lavori. PhotoCraft può risultare quindi utile per lavorare su copie di backup, mentre può essere rischioso per lavori importanti o con scadenze imminenti. Inoltre, negli ultimi giorni sono stati creati moltissimi siti non ufficiali che replicano a loro volta la suite di ArtCraft e che possono essere rischiosi per chi li scarica sul proprio computer.

Thomas ha sostenuto che la suite è stata creata attraverso un’operazione clean-room, una procedura di sviluppo che prevede la riscrittura da zero del codice a partire dalla sola osservazione del programma e da documentazioni pubbliche, senza mai accedere al codice sorgente originale.

Questo tipo di processo si inserisce nell’ambito del reverse engineering (o ingegneria inversa), che prevede l’analisi di un software, ma anche di oggetti fisici come i chip, per comprenderne il funzionamento e ricostruirlo. Tuttavia, per far sì che una procedura possa essere definita clean-room il lavoro deve essere svolto da due team distinti: uno che studia il programma originale e redige istruzioni e un altro che scrive il codice senza aver visto il software. Nel caso di ArtCraft, invece, un solo team ha svolto entrambe le mansioni utilizzando un modello AI addestrato su enormi quantità di dati e di codice presi dal web.