Il senatore Lucio Malan dice che si voterà a maggio, anzi no, a settembre
In poche ore il capogruppo al Senato di Fratelli d'Italia ha smentito se stesso: è un segno che la questione è molto delicata
- Condividi
- X
- Regala il Post

Lunedì, intervistato prima in radio e poi in televisione, il capogruppo al Senato di Fratelli d’Italia Lucio Malan ha dato due versioni diverse su quando potrebbero svolgersi le elezioni parlamentari. Prima ha detto che potrebbero essere organizzate a maggio, dopodiché si è smentito dicendo che la legislatura arriverà a fine mandato, e che quindi si voterà a settembre.
Ospite al programma Un giorno da pecora su Rai Radio 1, Malan ha commentato la legge elettorale e quando gli è stato chiesto quando si potrebbe andare a votare ha detto:
La scadenza com’è noto è cinque anni, abbiamo votato a settembre e quindi si potrebbe rivotare a settembre. Il difetto di votare a settembre è che hai poco tempo per fare la campagna elettorale […] e poi c’è la questione di fare la legge di bilancio che è una cosa molto delicata per cui potrebbe esserci l’esigenza di votare a maggio.
E incalzato, se l’ipotesi è votare insieme alle comunali, prima o dopo, ha aggiunto: «Potrebbe avere un senso votare insieme alle comunali». Dopo qualche ora, all’edizione serale del TG3, Malan ha detto:
Per quanto ci riguarda la legislatura va fino in fondo e cioè fino all’autunno del 2027, ferme restando le prerogative del capo dello Stato.
Nessuno sa davvero quale sia l’ipotesi più probabile, perché la scelta non dipende solo dal governo ma anche dal presidente della Repubblica, ma in ogni caso la questione è delicata soprattutto per una ragione: giovedì alla Camera ci sarà il voto finale sulla nuova legge elettorale, sui cui primi tre articoli il governo ha posto la fiducia.
Per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni l’approvazione della nuova legge elettorale, che inizierà oggi e si concluderà giovedì, è un passaggio determinante: ha infatti detto più volte che considererebbe conclusa la sua esperienza di governo se il disegno di legge non dovesse essere approvato, lasciando intendere che in questo modo si andrebbe a elezioni anticipate a primavera.
E questa ipotesi, citata più volte da Meloni, sembra essere un avvertimento per i deputati della sua stessa maggioranza, che a metà luglio votarono contro un emendamento voluto da Fratelli d’Italia e relativo all’introduzione delle preferenze nella legge elettorale. In una votazione a scrutinio segreto, la maggioranza fu sconfitta a causa di almeno una cinquantina di “franchi tiratori”, cioè deputati di destra che, approfittando dell’anonimato, si opposero alla proposta.
Per evitare che la situazione si ripeta Meloni sta quindi usando l’argomentazione delle possibili elezioni anticipate. Molti deputati sono infatti alla prima legislatura, e votando prima perderebbero la possibilità di avere la pensione da parlamentare, a cui si ha diritto dopo 4 anni, 6 mesi e 1 giorno di legislatura. Per questo, nonostante nei partiti di maggioranza le perplessità riguardo alla nuova legge ci siano ancora, è probabile che in pochi vogliano contrastare il provvedimento.
D’altra parte, e sempre nelle ultime ore, Meloni ha ribadito che onorerà «fino all’ultimo… il mandato che gli italiani» le hanno affidato, rassicurando dunque i leader di Forza Italia e Lega, che preferiscono allungare i tempi vista la loro crisi di consensi. Votare a settembre, per loro, significa avere più tempo per fare campagna elettorale, e per provare così a recuperare terreno. È anche per questo, oltre alla questione della pensione, che ogni ipotesi di voto anticipato causa malumori nella maggioranza. Ed è probabilmente anche per questo che Malan, tra una dichiarazione e l’altra, sia stato costretto a smentirsi.
– Leggi anche: La legge elettorale è al suo ultimo e decisivo passaggio


