L’esercito israeliano ha pubblicato una lunga lettera per criticare il film NAZA e i registi che lo hanno diretto

I registi di NAZA, Yuval Abraham e Rachel Szor (AP)
I registi di NAZA, Yuval Abraham e Rachel Szor (AP)

Giovedì l’esercito israeliano ha pubblicato un lungo documento per criticare NAZA, il documentario che descrive il sistema automatizzato con cui negli ultimi tre anni molti suoi membri abbiano ucciso decine di migliaia di civili palestinesi nella Striscia di Gaza. Il documento, lungo dieci pagine, ha toni molto duri e fondamentalmente accusa i due registi del documentario, Yuval Abraham e Rachel Szor, di aver diffuso notizie false e infamanti sull’esercito.

L’esercito ha provato a confutare la tesi al centro di NAZA, sostenendo di aver adottato direttive precise e vincolanti che «distinguono in modo esplicito, completo e chiaro tra militari e civili non coinvolti a Gaza». E ha definito falsa una delle principali accuse di Abraham e Szor, secondo cui l’esercito avrebbe pianificato, approvato e effettuato attacchi a Gaza in cui si prevedeva la morte di 500 civili.

NAZA è un film entrato nel dibattito pubblico internazionale da settimane, perché ha vinto il Premio speciale della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia e per la reazione violenta che ha suscitato in Israele. Si basa sulle interviste a 24 tra soldati e membri dell’intelligence israeliana, che raccontano in forma anonima la normalizzazione dei massacri che Israele ha compiuto nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023, quando Hamas uccise 1.200 persone, perlopiù civili, in territorio israeliano. Il titolo è un’espressione coniata dall’esercito israeliano che deriva dalle parole ebraiche nezek agavi, ossia “danno collaterale”.

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