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  • Martedì 29 settembre 2026

È morto il fotografo Umberto Pizzi

Per decenni raccontò la mondanità delle feste romane con scatti diventati celebri: aveva 88 anni

Umberto Pizzi nel 2008 (Paolo Tre/A3/Contrasto)
Umberto Pizzi nel 2008 (Paolo Tre/A3/Contrasto)
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È morto a 88 anni Umberto Pizzi, che per decenni aveva fotografato il jet set italiano, in particolare quello delle feste romane a cui partecipano politici e persone dello spettacolo. Aveva lavorato per Dagospia e per il Fatto Quotidiano, e le sue foto vennero pubblicate dai magazine Time e People, tra gli altri. Una parte del suo archivio, composto da circa due milioni di fotografie, è visibile sul suo sito.

Umberto Pizzi e Sophia Loren nel 1997 (Angelo Palma/A3/Contrasto)

In oltre cinquant’anni di carriera Pizzi fece scatti rimasti poi celebri, o per la rilevanza dei soggetti o perché rappresentativi di un cambiamento nei costumi e nelle abitudini della mondanità. Fotografò la Roma degli anni Sessanta e della cosiddetta “Dolce Vita” e quella più decadente degli anni Ottanta e Novanta, fino agli anni Duemila, in cui alle feste e agli eventi aumentò progressivamente la commistione tra personaggi politici e dello spettacolo.

Una delle sue foto più famose è del 1980 e ritrae Gianni Agnelli, all’epoca presidente della Fiat, fuori dal club romano Jackie O’ con la giovane modella statunitense Ramona Ridge. I due vennero fotografati in macchina e tentarono di coprirsi il volto. Ad Agnelli, che era sposato con Marella Caracciolo, quella foto avrebbe procurato un danno di immagine non indifferente, specialmente in un periodo in cui alla Fiat era in corso un’intensa battaglia sindacale. Come ha raccontato lo stesso Pizzi, la foto non venne mai pubblicata perché la Fiat la fece comprare da un giornale di sua proprietà (che non si occupava né di cronaca né di spettacolo, ma di automobili).

Un’altra foto di Pizzi ricordata spesso è quella che gli ha fatto guadagnare di più. La scattò a Venezia il 31 agosto del 1991, in una festa piena di celebrità al palazzo della famiglia di imprenditori Volpi di Misurata, sul Canal Grande. A quella festa Pizzi non doveva neanche andarci, perché aveva avuto l’esclusiva il fotografo statunitense Richard Avedon, uno dei più apprezzati e conosciuti al mondo. Ma riuscì a imbucarsi lamentandosi con il conte Giovanni Volpi. «All’una di notte arriva la baronessa Francesca Thyssen con il fidanzato», raccontò Pizzi al Corriere della Sera. «Questo, roba di meno di un secondo, le alza lo strascico del vestito e io la becco che era senza mutande». Secondo Pizzi la vendita di quella foto gli fece guadagnare circa 200mila dollari.

In realtà Pizzi non iniziò subito a fare questo genere di foto. Veniva da una famiglia povera, di borgata, suo padre faceva il bracciante e sua madre badava ai suoi otto figli. Fece diversi lavori, poi divenne assistente del proprietario dell’Hotel Ambasciatori di via Veneto, a Roma, e gli venne il desiderio di fotografare le celebrità che passavano di là. Uno dei suoi primi lavori da fotografo fu in collaborazione con la FAO, l’agenzia per l’agricoltura delle Nazioni Unite, per fotografare i paesi poveri e con problemi di denutrizione: «Andavo lì e facevo foto a ’sti poveracci che mi guardavano e aspettavano che scattassi», ricordò Pizzi. «Fermi, rassegnati, vittime. Non era roba per me, io volevo il movimento, l’azione, e così sono tornato sulla strada, a via Veneto».

Pizzi viveva fuori Roma, a Zagarolo, in una casa di campagna. Ma continuò per tutta la vita ad andare in città per lavorare e ritrarre politici, showgirl e personaggi televisivi, anche a più di ottant’anni.