100 coloni israeliani hanno impedito il rientro a casa di una famiglia palestinese in Cisgiordania, nonostante la scorta dell’esercito
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Nella notte tra lunedì e martedì un centinaio di coloni israeliani ha impedito il rientro della famiglia palestinese dei Tubasi nella propria proprietà di Jalud, un centro abitato in Cisgiordania da cui era dovuta scappare, nonostante militari e agenti di polizia fossero lì per scortarla.
I coloni hanno bloccato strade, dato fuoco a case, auto e copertoni e hanno lanciato sassi contro agenti e militari, ferendone tre. L’esercito ha dovuto interrompere l’operazione e la famiglia è stata portata altrove. Sono stati arrestati due coloni, di 15 e 17 anni, e un terzo uomo di Gerusalemme che ha partecipato alle violenze ma apparentemente non rientra nel gruppo. Difficilmente, comunque, le indagini su questo genere di episodi portano a conseguenze.
I membri della famiglia Tubasi erano stati costretti a lasciare Jalud quest’estate, proprio a causa dei ripetuti attacchi di un gruppo di coloni che si era insediato poco lontano da casa loro e cercava di cacciarli con la violenza. A settembre la Corte Suprema aveva ordinato alle autorità di provvedere al loro rientro in sicurezza. Per questo erano presenti le forze dell’ordine.
Quest’estate gli attacchi dei coloni ai villaggi palestinesi in Cisgiordania, territorio che Israele occupa illegalmente, sono stati più frequenti e violenti. Hanno a che fare anche col fatto che a breve in Israele ci saranno elezioni parlamentari, e i coloni temono di perdere la protezione di cui godono con l’attuale governo.
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