I criminali informatici che hanno truffato Revolut hanno messo in vendita i dati rubati
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Il gruppo di criminali informatici che il 15 settembre scorso è riuscito a farsi consegnare i dati di 680 clienti dalla banca digitale inglese Revolut ha detto di aver messo in vendita i dati che ha sottratto. La truffa era stata compiuta usando un indirizzo di posta elettronica certificata della prefettura di Reggio Calabria che era stato violato in precedenza, con cui i criminali si erano finti investigatori impegnati in un’inchiesta. Il gruppo, noto come IAmNotAVillain, ha avviato la vendita dopo che la banca non ha risposto a una richiesta di riscatto.
I documenti rubati sono stati resi disponibili in una versione parziale su un sito sul dark web creato per questo genere di truffe (in gergo è chiamato Data Leak Site, o DLS). In alcuni si vedono il viso o il documento di identità dell’utente, in altri le transazioni avvenute sul conto. Il gruppo ha offerto alle persone a cui sono stati rubati i dati la possibilità di pagare per far rimuovere le informazioni prima che vengano vendute.
Secondo quanto detto dal gruppo, tra i 680 utenti coinvolti ci sarebbero almeno 15 italiani e altri con documenti italiani ma residenti all’estero. I file completi contengono ogni tipo di informazione sensibile, come indirizzo, numero di telefono, movimenti bancari, che se vendute potrebbero esporre a furti e a truffe sia le persone coinvolte sia quelle a loro vicine.


