• Sport
  • Giovedì 24 settembre 2026

Nel football ci sono i quarterback e poi tutti gli altri

È il ruolo più famoso, pagato e importante, tanto che un infortunio può cambiare molto le ambizioni di una squadra

Il quarterback dei San Francisco 49ers Brock Purdy, 8 dicembre 2024 (AP Photo/Eakin Howard)
Il quarterback dei San Francisco 49ers Brock Purdy, 8 dicembre 2024 (AP Photo/Eakin Howard)
Caricamento player

Nelle prime due settimane di questa stagione di NFL, il campionato statunitense di football americano, si sono già infortunati cinque quarterback titolari. Alcuni torneranno a giocare a breve, altri salteranno più di una partita e uno di loro, Jaxson Dart dei New York Giants, starà fuori per l’intera stagione. Perdere il proprio quarterback, anche per una sola partita, è sempre considerato un problema per una squadra di football. Perderlo per tutta la stagione ne ridefinisce le ambizioni e la percezione che ne hanno i giornali e i tifosi, nonostante in questo sport ci siano più di venti ruoli diversi.

Nel football americano succede insomma che un giocatore che non sta nemmeno in campo​, che fa parte di una squadra composta in totale da 53 giocatori diversi, si porta addosso un carico di responsabilità (non solo sportive, ma anche morali) forse senza eguali negli altri sport di squadra. Il giornalista sportivo statunitense John Feinstein ha scritto che il quarterback è «l’uomo affascinante, l’uomo ricco, il volto della squadra, e, quando le cose vanno male, è quello che paga il prezzo». La stessa NFL dice che è il ruolo più importante e determinante.

Il quarterback è il giocatore che comanda l’attacco. È colui che riceve per primo la palla e avvia ogni azione, con cui la squadra prova a far avanzare la palla verso la end zone, la zona alla fine del campo avversario: se ci arriva con la palla, la squadra segna un touchdown, che vale sei punti. Un quarterback può avviare un’azione in tre modi diversi: passando di mano la palla a un compagno, lanciandola o correndo lui stesso col pallone in mano.

Il quarterback è anche quel giocatore che, prima dell’inizio di ogni azione, urla numeri e colori. Sono parole in codice, pronunciate con una cadenza molto precisa, che servono a dare il ritmo alla squadra per l’avvio dell’azione e, per i quarterback più esperti, a modificare in pochi secondi lo schema d’attacco scelto dagli allenatori – per esempio se si accorgono che la difesa avversaria si è disposta in un certo modo.

Ogni quarterback ha una sua cadenza

In uno sport dove vince la squadra che fa più punti, le scelte, i tempi, ma anche le capacità di leadership di un quarterback possono davvero fare la differenza. Il fatto che la palla passi sempre tra le sue mani, nelle azioni d’attacco, lo rende anche un giocatore molto più responsabilizzato ed esposto di altri.

Di conseguenza, non è una così grossa sorpresa scoprire che i 13 giocatori più pagati di tutta la NFL fanno i quarterback, e che il premio di MVP, cioè di miglior giocatore della stagione, viene ormai quasi sempre vinto da qualcuno che ricopre questo ruolo. Il quarterback è anche il primo giocatore a prendere in mano il Vince Lombardi Trophy, il trofeo cioè che viene dato alla squadra vincitrice del Super Bowl, la finale di campionato.

Nella percezione comune il quarterback è in sostanza il centro tattico, simbolico e in un certo senso anche emotivo del football americano, la figura attorno alla quale si possono quindi costruire le storie migliori. È una cosa molto preziosa per il football, che come quasi tutti gli sport negli Stati Uniti si basa molto sullo storytelling.

Lo si è visto questa domenica con Caleb Williams, il quarterback dei Chicago Bears. Dopo un infortunio che a prima vista sembrava gravissimo, era uscito dal campo piangendo e salutando i propri tifosi. A guardare la scena in diretta, sembrava il momento decisivo non solo della partita – che poi i Bears hanno perso – ma della loro intera stagione. Alla fine, però, l’infortunio si è dimostrato tutt’altro che grave e la scena è diventata un meme.

«Io dopo aver dormito sullo scomodo divano dell’ospedale dopo che mia moglie ha partorito»

Capita però che alcuni giocatori di football si sentano frustrati dall’attenzione e dai contratti dei quarterback. In effetti, in uno sport così tattico e complesso, dove si gioca tanto in attacco quanto in difesa (il quarterback non partecipa alle azioni difensive), è in parte singolare concentrare così tanta importanza su un solo giocatore.

Il ruolo del quarterback è per certi versi sopravvalutato, quindi? Secondo l’analista sportivo Michael MacKelvie non è facilissimo rispondere a questa domanda. Per MacKelvie c’è di sicuro una narrazione esagerata attorno a questo ruolo, anche perché avere il miglior quarterback della stagione regolare non garantisce poi di vincere il Super Bowl. Dal 2000 a oggi, solo i Kansas City Chiefs sono riusciti a vincere la NFL con in campo l’MVP della stagione regolare (che precede i playoff), il loro quarterback Patrick Mahomes.

L’importanza attribuita ai quarterback, poi, ha risvolti economici rilevanti in una lega che impone a ogni squadra un tetto massimo di spesa per gli stipendi, il cosiddetto salary cap. Quando si ha un quarterback che costa molto, restano infatti pochi soldi per costruirgli attorno una squadra vincente.

Ma secondo MacKelvie, un quarterback di alto livello ha un impatto enorme e innegabile sulle prestazioni di una squadra, e il suo costo è in un certo senso giustificato. Per una dirigenza è molto più semplice ed efficace valorizzare un singolo giocatore eccezionale piuttosto che spalmare le proprie risorse su tanti giocatori diversi.

È innegabile, per esempio, che i Buffalo Bills sarebbero più scarsi senza il loro quarterback titolare Josh Allen

C’è insomma un paradosso: il ruolo di quarterback è davvero determinante, pur non in modo così esagerato, ed è difficile essere competitivi senza uno forte in quel ruolo. Allo stesso tempo, però, “uno forte” costa così tanto da rendere complicato costruirgli attorno una squadra vincente.

Oltre ad avere un buon general manager (il direttore sportivo) e un buon allenatore, una squadra di football dovrebbe quindi augurarsi di avere anche un quarterback disposto ad accettare uno stipendio più basso di quello che potrebbe chiederle. Fu la fortuna dei New England Patriots con Tom Brady, uno dei quarterback più forti di sempre, e il più vincente, che guadagnò meno di quanto avrebbe potuto (comunque tantissimo) per avere in squadra altri compagni molto forti e ben pagati.