La procura di Monza ha chiesto di archiviare l’indagine su presunti favoritismi arbitrali nella sala VAR di Lissone

Gianluca Rocchi guarda le immagini del Var durante una partita tra la Roma e la Lazio nel 2017 (Foto Fabrizio Corradetti/LaPresse)
Gianluca Rocchi guarda le immagini del Var durante una partita tra la Roma e la Lazio nel 2017 (Foto Fabrizio Corradetti/LaPresse)

La procura di Monza ha chiesto l’archiviazione dell’indagine per frode sportiva nella quale sono indagati Gianluca Rocchi, il designatore degli arbitri dei campionati maschili di calcio di Serie A e B, l’ex supervisore del VAR Andrea Gervasoni e gli ex addetti al VAR Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca, riguardante un presunto sistema di favoritismi nell’uso del VAR.

Il VAR è un sistema che permette all’arbitro di cambiare una scelta sbagliata con l’assistenza di un altro arbitro in una sala video. La sala video per le partite di serie A si trova a Lissone, in provincia di Monza e Brianza. L’ipotesi investigativa era che Rocchi e Gervasoni avessero fatto arrivare indicazioni agli arbitri della sala VAR di Lissone, durante alcune partite giocate nel 2025, allo scopo di influenzare le loro valutazioni e alterarne i risultati. Di Vuolo e Nasca avessero invece assecondato le richieste.

Siccome dall’esterno non si può parlare con gli arbitri nella sala video, si ipotizzava che Rocchi e Gervasoni avessero cercato di comunicare con l’interno tramite altri segnali: per questo sui giornali queste presunte interferenze sono state chiamate “bussate”. C’entra anche un video, diffuso all’inizio delle indagini, dal quale si intuiva che Rocchi avrebbe bussato insistentemente sul vetro della sala VAR per comunicare con gli addetti all’interno.

La procura, però, ha concluso che dalle indagini non sono emersi comportamenti di natura fraudolenta e non si è potuta dimostrare l’intenzione di manipolare i risultati delle valutazioni. Il procuratore capo di Monza Claudio Gittardi ha comunque segnalato alcune «criticità istituzionali e organizzative nel settore arbitrale», caratterizzato da tensioni interne, ambiguità sulla regolamentazione della sala VAR e promiscuità nei rapporti tra organi arbitrali, federazione e società calcistiche.

L’indagine faceva parte di una più ampia inchiesta, sempre per frode sportiva ma relativa ad altre partite, nella quale erano stati indagati Rocchi e l’Inter, e che era stata archiviata su richiesta della procura di Milano. Il fascicolo era quindi passato alla procura di Monza, competente per il territorio di Lissone. Ora la sua richiesta di archiviazione dovrà essere confermata o respinta dal giudice per le indagini preliminari (gip).

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