I fratelli Ramponi sono stati rinviati a giudizio per l’esplosione nella loro casa di Castel d’Azzano in cui furono uccisi tre carabinieri

La casa crollata dopo l'esplosione a Castel d'Azzano, Verona, 14 ottobre 2025 (ANSA)
La casa crollata dopo l'esplosione a Castel d'Azzano, Verona, 14 ottobre 2025 (ANSA)

La giudice dell’udienza preliminare Beatrice Marini ha disposto il rinvio a giudizio per i fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, accusati di strage in concorso, detenzione di materiale esplosivo e resistenza a pubblico ufficiale. A Castel d’Azzano, in provincia di Verona, il 14 ottobre 2025 furono uccisi tre carabinieri in seguito a un’esplosione che causò il crollo parziale dell’abitazione in cui vivevano i tre fratelli, di età tra i 60 e i 66 anni, in condizioni di marginalità sociale.

I carabinieri si trovavano lì perché stavano facendo un’operazione congiunta con la polizia e i vigili del fuoco nella casa perché nei giorni precedenti alcuni droni avevano avvistato delle bombe molotov sul tetto: i tre fratelli si opponevano allo sfratto e l’obiettivo era sequestrare le bombe.

La casa però era stata riempita di gas e c’erano delle bombe molotov all’interno: secondo quanto ricostruito finora l’esplosione sarebbe stata innescata da Maria Luisa Ramponi. In totale rimasero ferite 27 persone, compresi la stessa Ramponi e un fratello.