Gli Stati Uniti hanno accusato cinque agenti dell’intelligence russa di aver pianificato l’assassinio di dissidenti all’estero

Il logo del dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)
Il logo del dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Gli Stati Uniti hanno accusato cinque persone che apparterrebbero all’intelligence russa di aver pianificato l’assassinio di dissidenti politici russi in diverse parti del mondo, inclusi i paesi europei e la capitale statunitense Washington. Gli omicidi non sono mai stati compiuti e tutte le persone sono in libertà. Due sono russe, si chiamano Yuri e Kirill Khrameev e sono padre e figlio; due sono cubane e una è venezuelana, ma vivono tutti in Russia.

I capi di imputazione sono stati annunciati martedì dal dipartimento di Giustizia statunitense: tutti sono accusati di aver formato un’associazione a delinquere per finanziare il terrorismo, e tre di loro anche di associazione a delinquere per commissionare un omicidio a pagamento.

Un tentativo di omicidio riguarda un dissidente russo che vive a Washington, di cui non è stata resa nota l’identità. Secondo le accuse sarebbe stata offerta una cifra fra i 1.000 e i 1.500 dollari a una persona venezuelana che vive a New York per sorvegliare un luogo frequentato dal dissidente, ma il piano sarebbe fallito quando questa persona avrebbe rifiutato un pagamento di 40mila dollari per compiere l’omicidio. Uno dei sospettati avrebbe offerto grosse somme di denaro ad altre persone che vivono negli Stati Uniti.

Un altro presunto piano riguardava un cittadino russo che vive in Lituania: le persone accusate avrebbero offerto a un cittadino statunitense 200 dollari per fotografare casa sua e poi 25mila dollari per ucciderlo. Questo si sarebbe rifiutato e a quel punto le persone accusate gli avrebbero assegnato un lavoro considerato più semplice, cioè dare fuoco a un magazzino o a una sottostazione elettrica. Una delle persone accusate dagli Stati Uniti era già stata accusata dalla polizia lituana per aver tentato di incendiare dei materiali militari destinati all’Ucraina.