Il Liechtenstein ha approvato una legge per legalizzare l’aborto, ma ci si aspetta che il principe la blocchi con un veto
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Il parlamento del Liechtenstein, un microstato molto conservatore tra Austria e Svizzera, ha approvato una proposta di legge per legalizzare l’aborto fino alla dodicesima settimana di gravidanza, analogamente a quanto è previsto in Italia e in gran parte dei paesi europei. Attualmente il Liechtenstein ha una legge molto restrittiva sull’interruzione volontaria di gravidanza, e non è detto che l’approvazione della proposta di legge cambi le cose: il principe reggente Luigi, che ha ampi poteri, può ancora mettere il veto, ed è probabile che lo faccia, visto che si è sempre opposto alla legalizzazione dell’aborto e ancora oggi è il principale ostacolo a qualsiasi cambiamento in materia.
Nei giorni scorsi il parlamento aveva votato per decidere se sottoporre la riforma sul diritto all’aborto a un referendum popolare, ma la proposta era stata respinta con 13 voti contrari e 12 favorevoli (ci sono 25 deputati in tutto). La proposta di legge in sé è stata approvata con un margine altrettanto risicato: 13 voti favorevoli e 12 contrari. Era stata depositata raccogliendo quasi 5mila firme, ben oltre le mille necessarie (su una popolazione di poco più di 40mila abitanti).
Ora nel Liechtenstein i medici che praticano un’interruzione volontaria di gravidanza sono puniti con il carcere, con pochissime eccezioni: se ci sono gravi rischi per la salute della donna; se la gravidanza è il risultato di una violenza sessuale; oppure se riguarda una ragazza rimasta incinta prima di aver compiuto 14 anni. La legge vieta anche di fare informazione sull’aborto.
– Leggi anche: Il principe del Liechtenstein contro il diritto all’aborto


