È morto a 91 anni il pianista jazz sudafricano Abdullah Ibrahim

Abdullah Ibrahim nel 2005 in Germania. (AP Photo/Martin Meissner, File)
Abdullah Ibrahim nel 2005 in Germania. (AP Photo/Martin Meissner, File)

Abdullah Ibrahim, pianista sudafricano che esportò nel mondo le tradizioni musicali della sua città, Cape Town, e le arricchì con quelle del jazz americano, diventando uno dei simboli del movimento anti-apartheid, è morto a 91 anni in Germania, dove viveva, dopo una breve malattia.

Nato nel 1934 come Adolph Johannes Brand, Ibrahim fu conosciuto con lo pseudonimo di Dollar Brand prima della sua conversione all’Islam negli anni Sessanta. Registrò decine di dischi come solista e molti altri con alcuni dei jazzisti più conosciuti al mondo, da Don Cherry a Max Roach. Si trasferì negli anni Sessanta a New York, dove visse in esilio per diversi decenni e suonò tra gli altri con John Coltrane e Ornette Coleman, affermandosi come concertista vulcanico e instancabile.

Nel 1974 registrò “Mannenberg”, la sua composizione più famosa, ispirata alla musica tradizionale sudafricana marabi: ebbe un grande successo e diventò una colonna sonora del movimento contro la segregazione razziale in Sudafrica e una delle composizioni più celebri del cosiddetto Cape Jazz. Ibrahim tornò infine in Sudafrica nel 1994, finito l’apartheid, suonando anche alla cerimonia di insediamento come presidente di Nelson Mandela, che lo definì «il nostro Mozart».