Il Congresso degli Stati Uniti ha infine sbloccato una parte dei fondi per il dipartimento della Sicurezza, destinandoli anche all’ICE

Martedì la Camera degli Stati Uniti ha approvato un finanziamento da 70 miliardi di dollari per l’Immigration and Customs Enforcement (ICE), la contestata agenzia federale statunitense che si occupa del controllo dell’immigrazione, e per il Border Patrol, cioè quella che gestisce il controllo dei confini. Il Senato a maggioranza Repubblicana aveva già approvato il finanziamento la settimana scorsa: con la firma del presidente statunitense Donald Trump, l’ultimo passaggio formale, verrà quindi sbloccata una parte dei fondi per il dipartimento della Sicurezza che la Camera non riusciva ad approvare da mesi per via dei disaccordi tra il partito Repubblicano e quello Democratico.
L’ICE è al centro di molte critiche per i metodi aggressivi, violenti e indiscriminati con cui conduce le proprie operazioni. Uno dei motivi per cui Repubblicani e Democratici non riuscivano a mettersi d’accordo sulla legge sui fondi per il dipartimento è che i Democratici avevano posto come condizione per dare il loro sostegno alla legge l’approvazione di alcune riforme sul lavoro dell’agenzia: per esempio che i suoi agenti lavorino a volto scoperto (ora non lo fanno) e che abbiano l’obbligo di avere un mandato per poter entrare nelle case delle persone che vogliono perquisire.
La situazione si è sbloccata in due fasi: a fine aprile Repubblicani e Democratici erano riusciti a trovare un accordo per i fondi al dipartimento della Sicurezza, scorporando dalla legge quelli destinati appunto all’ICE e al Border Patrol, che a sua volta gestisce alcune questioni relative all’immigrazione: avevano quindi approvato un finanziamento che non comprendeva ICE e Border Patrol. Martedì, infine, è stato approvato il finanziamento per l’ICE e il Border Patrol attraverso una procedura – la cosiddetta budget reconciliation – che permette di accelerare l’approvazione di alcune norme legate al bilancio, e che al Senato richiede una maggioranza semplice anziché 60 voti come per le tradizionali leggi finanziarie. In questo modo, però, la legge sul finanziamento approvata martedì non contiene nessuna delle riforme richieste dai Democratici.


