È morto Étienne Davignon, ex diplomatico belga a processo per l’omicidio di Patrice Lumumba, primo ministro del Congo, nel 1961

Étienne Davignon a Bruxelles, Belgio, 2 dicembre 2008 (Mark Renders/Getty Images)
Étienne Davignon a Bruxelles, Belgio, 2 dicembre 2008 (Mark Renders/Getty Images)

È morto a 93 anni l’ex diplomatico belga Étienne Davignon, che a marzo era stato rinviato a giudizio con l’accusa di essere stato coinvolto nel 1961 nell’omicidio di Patrice Lumumba, primo capo di governo della Repubblica Democratica del Congo dopo l’indipendenza dal Belgio e una delle figure più importanti del movimento anticoloniale africano. Pochi mesi dopo la sua elezione, nel giugno del 1960, Lumumba venne destituito con un colpo di stato sostenuto dal Belgio; venne poi ucciso da un gruppo di separatisti e il suo corpo fu sciolto nell’acido.

Davignon era accusato di essere stato tra le persone a conoscenza del trasferimento di Lumumba in Katanga, una regione secessionista della Repubblica Democratica del Congo in cui le autorità locali, sostenute dal Belgio, gli erano molto ostili, e dove venne ucciso. La procura belga lo accusava di «partecipazione a crimini di guerra» per il coinvolgimento nella «detenzione o trasferimento illecito» di Lumumba, che avrebbe di conseguenza subito «trattamenti umilianti e degradanti». Davignon era la prima e unica persona accusata per questa vicenda poiché tutti gli altri sospettati sono ormai morti. Davignon aveva sempre respinto le accuse.

Davignon era nato nel 1932 in una famiglia nobile e dopo aver lavorato in Congo all’inizio della sua carriera divenne un noto diplomatico. Fra gli anni Settanta e Ottanta fu il primo presidente dell’Agenzia internazionale per l’energia e due volte commissario europeo. Per via della sua morte il processo non proseguirà, ma gli avvocati della famiglia di Lumumba hanno detto di voler avviare una causa civile contro lo stato belga.

Per anni in Belgio l’omicidio di Lumumba è rimasto un fatto perlopiù taciuto della storia nazionale, ma nel 1999 il sociologo belga Ludo De Witte scrisse un libro al riguardo che ebbe una grande eco nell’opinione pubblica, tanto da portare l’anno dopo alla formazione di una commissione parlamentare d’inchiesta per appurare il ruolo del governo belga nella vicenda. La commissione non rilevò prove che dimostrassero un coinvolgimento diretto del governo belga nell’omicidio, ma lo reputò «moralmente responsabile».