Secondo fonti d’intelligence l’Iran ha conservato e ripristinato buona parte delle proprie capacità militari

Un missile balistico iraniano mostrato durante una manifestazione filogovernativa a Teheran, in Iran (Alireza Masoumi/AP)
Un missile balistico iraniano mostrato durante una manifestazione filogovernativa a Teheran, in Iran (Alireza Masoumi/AP)

Secondo funzionari dell’intelligence statunitense sentiti dal New York Times, il regime iraniano ha conservato e ripristinato l’accesso a 30 delle sue 33 basi missilistiche lungo lo stretto di Hormuz, un passaggio fondamentale per i commerci di petrolio e gas naturale globali e il cui controllo è centrale per la guerra in corso contro gli Stati Uniti. L’Iran avrebbe inoltre rimesso in funzione il 90 per cento delle strutture per lo stoccaggio e il lancio di missili in tutto il paese, che ora sono considerate «parzialmente o completamente operative». Sono valutazioni che ridimensionano le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che aveva rivendicato pubblicamente di aver ridotto al minimo le capacità militari dell’Iran.

Nei giorni scorsi fonti anonime nelle agenzie di intelligence avevano già riferito ai media informazioni simili sulle capacità militari iraniane: fra le altre cose la scorsa settimana il Washington Post aveva scritto che, diversamente da quanto sostenuto da Trump, l’Iran dispone ancora di buona parte del suo arsenale militare (il 75 per cento dei suoi sistemi di lancio e circa il 70 per cento dei missili che aveva prima della guerra) con cui minacciare ritorsioni. Trump aveva parlato del «18-19 per cento». Il 9 marzo, dieci giorni dopo l’inizio della guerra, Trump aveva detto alla CBS che i missili iraniani erano stati «ridotti a pochi esemplari», e che l’Iran non aveva «più nulla in termini militari».