Chiara Petrolini è stata condannata a 24 anni per il caso dei neonati sepolti in giardino

Era accusata di averli uccisi entrambi dopo il parto, ma è stata condannata per un solo omicidio

La lettura della sentenza di Chiara Petrolini (ANSA/ Marco Balestrazzi)
La lettura della sentenza di Chiara Petrolini (ANSA/ Marco Balestrazzi)
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La corte d’assise di Parma ha condannato a 24 anni e tre mesi Chiara Petrolini, la 22enne accusata di aver ucciso (in due momenti diversi) due figli appena nati e di averli seppelliti nel giardino di casa sua a Vignale di Traversetolo, in provincia di Parma. Petrolini è stata condannata solo per uno dei due omicidi, quello del secondo figlio, mentre è stata assolta per quello del primo figlio. Per sapere le ragioni della sentenza servirà aspettare il deposito delle motivazioni, previsto tra 70 giorni.

Petrolini è stata condannata anche a pagare il risarcimento dei danni nei confronti dell’ex fidanzato (con cui aveva concepito entrambi i figli) e dei genitori di lui. I tre si erano costituiti parte civile nel processo, cioè come persone danneggiate dal reato contestato.

Secondo la ricostruzione della procura, Petrolini non aveva detto a nessuno di essere incinta e aveva portato avanti entrambe le gravidanze senza che né i suoi genitori, né l’allora fidanzato né altri conoscenti se ne fossero accorti. Aveva poi partorito in casa da sola entrambe le volte: la prima nel maggio del 2023, la seconda nell’agosto del 2024.

Pochi giorni dopo quest’ultimo parto, mentre Petrolini era in vacanza a New York con la sua famiglia, il corpo del secondogenito era stato trovato per caso da un cane, sepolto sotto un sottile strato di terra nel giardino della famiglia. Avviate le indagini, un mese dopo i carabinieri avevano trovato nello stesso giardino le ossa dell’altro neonato, il primogenito. Tornata a casa, Petrolini aveva confessato le gravidanze ed era stata messa agli arresti domiciliari.

Alla fine delle indagini era stata poi rimandata a giudizio con le accuse di duplice omicidio premeditato e soppressione di cadavere. La procura di Parma aveva chiesto per lei una condanna a 26 anni di carcere ritenendola, sulla base di diverse perizie psichiatriche, capace di intendere e di volere al momento degli omicidi, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa. Il medico legale nominato dalla procura aveva stabilito attraverso l’autopsia che entrambi i bambini erano nati vivi ed erano morti in un secondo momento.

Relativamente all’omicidio per cui Petrolini è stata condannata, la corte ha riconosciuto le aggravanti del rapporto di discendenza e della premeditazione. Secondo la procura, la premeditazione era stata dimostrata dal fatto che nei mesi prima di partorire la ragazza aveva cercato online indicazioni su come abortire.

Sempre in relazione all’omicidio del secondo figlio, l’accusa di soppressione di cadavere è stata riqualificata in occultamento di cadavere, reato che prevede pene minori. La soppressione di un cadavere si ha quando viene nascosto in modo che non possa essere più ritrovato, mentre l’occultamento è temporaneo.