Sposarsi indossando “qualcosa di vecchio”

Scegliere un abito vintage è sempre più comune, tra chi è attratto dai materiali pregiati, dalle lavorazioni di una volta e da uno stile più originale

Il matrimonio di Elvis Presley e Priscilla Presley il 1° maggio 1967 all’Aladdin Hotel di Las Vegas, Nevada. (Foto di Michael Ochs Archives/Getty Images)
Il matrimonio di Elvis Presley e Priscilla Presley il 1° maggio 1967 all’Aladdin Hotel di Las Vegas, Nevada. (Foto di Michael Ochs Archives/Getty Images)
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Una sentita superstizione legata al matrimonio prevede che la sposa debba indossare qualcosa di vecchio, assieme a qualcosa di nuovo, di prestato e di blu: risale alla tradizione vittoriana inglese, e l’elemento vecchio poteva essere un gioiello, una giarrettiera, il velo o un paio di scarpe. Un dettaglio, insomma, che non fosse particolarmente vistoso ma che aggiungesse qualcosa all’abito, che invece doveva essere all’ultima moda e confezionato su misura mesi prima della cerimonia.

Da qualche tempo però sono sempre di più le spose che scelgono di indossare un vestito vintage o di seconda mano. Non per superstizione ma perché vogliono indossare un vestito originale e sorprendente, fatto con materiali e lavorazioni desuete, e che abbia un suo carattere particolare.

Quella che fino a poco tempo fa era considerata una nicchia ha iniziato ad acquisire sempre più visibilità e a essere molto più frequentata, soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito. In parte c’entrano i social: su Instagram e TikTok sono migliaia i contenuti dedicati al “vintage bridal”, ovvero lo stile da sposa vintage. Sono video e foto realizzati sia da persone che acquistano e provano abiti da sposa vecchi di decenni, sia da atelier che li vendono e li pubblicizzano mostrandoli in reel e TikTok.

L’attenzione per l’abito e gli accessori vintage da sposa è aumentata di recente anche per il maggiore uso che ne fanno attrici e celebrità sui red carpet e ai loro stessi matrimoni. L’attrice Millie Bobby Brown, che ha recitato nella serie Stranger Things, ne ha indossato uno per sposarsi nel 2024; la podcaster Alex Cooper ha indossato un abito vintage di Donna Karan per la cena del giorno prima delle nozze; l’attrice Zendaya, che utilizza spesso abiti d’archivio per le prime e per gli eventi promozionali dei suoi film, ne ha indossato uno da sposa di Vivienne Westwood per la promozione di The Drama, che parla di una coppia nei giorni prima del matrimonio. Anche Margot Robbie negli ultimi anni ha spesso indossato capi vintage d’archivio per gli eventi legati ai suoi film, per esempio alle varie prime di Cime tempestose.

@_antiquarian♬ Quoi – Jane Birkin

Come ha scritto il Financial Times, spesso gli abiti vintage sono utilizzati anche per uno degli eventi che precedono il giorno delle nozze: una tradizione che però più che in Europa è diffusa negli Stati Uniti, dove a queste cene e feste preparatorie è più facile che la futura sposa scelga degli abiti sempre bianchi ma più eccentrici, corti o con decorazioni insolite, che si trovano facilmente nel vintage.

In generale lo stile vintage sta occupando molti aspetti del matrimonio, non solo gli abiti da sposa: molte coppie scelgono allestimenti ispirati ai primi del Novecento, tra tovaglie in pizzo, stoffe drappeggiate, tovaglioli ricamati e vassoi d’argento per il buffet; e non è raro che anche le nuove collezioni di abiti da sposa richiamino lo stile vintage, tra pizzi e frange anni Venti, corpetti ottocenteschi e vita bassa anni Novanta.

Tra i negozi di abiti da sposa vintage più conosciuti e seguiti sui social, che hanno contribuito maggiormente a incuriosire il pubblico, c’è Happy Isles, considerato il primo vero atelier di abiti da sposa vintage, aperto nel 2016 a Los Angeles e a New York. È da Happy Isles che hanno comprato l’abito diverse persone famose sui social, come la tiktoker Becca Bloom e l’attrice Millie Bobby Brown. Sempre a New York c’è Farmer’s Daughter, apprezzato per la sua selezione di abiti fiabeschi e con uno stile da campagna americana, mentre ad Atlanta c’è Vionnette, che si concentra su abiti firmati e d’archivio.

@vionnette_ We recently acquired the inventory of a French bridal shop that closed in the ’90s. This was the very first piece we unpacked—and we can’t wait to share the rest of this collection with you next week ❤️ #vionnettevintagebridal #vintagefashion #vintagebridal #vintage ♬ take my breath away by berlin – 𓆩ᥫ᭡𓆪

Sui social poi molte future spose mostrano la propria ricerca di abiti da sposa vintage in negozi di seconda mano come la catena Goodwill o su siti come eBay o Vinted: in questi casi succede spesso che gli abiti non siano in buone condizioni e che debbano essere sistemati, lavati per contrastare l’ingiallimento, o riadattati a uno stile un po’ più contemporaneo. In questi casi possono costare poco, ma in genere gli abiti da sposa vintage non costano molto meno di un abito nuovo, specie se li si compra in negozi specializzati, dietro ai quali ci sono molta ricerca e lavoro di restauro.

Anche in Italia, nonostante una certa resistenza, l’interesse sta crescendo. Dopo la pandemia, in particolare, sono stati aperti diversi negozi e siti specializzati nella vendita di abiti da sposa d’epoca o usati. «Per gli italiani è un po’ più complicato pensare di comprare un abito da sposa che è già stato indossato da qualcun altro, perché i matrimoni sono molto legati a tradizioni dalle quali non è facile sganciarsi», dice Stefania Gentile, che nel 2020 a Milano ha aperto l’atelier 1920, specializzato in abiti da sposa vintage. «Le persone però sono sempre più interessate ai materiali e il vintage in questo ci viene molto incontro, visto che quelli di una volta erano fatti con stoffe molto pregiate e naturali, oggi difficili da trovare», continua.

L’abito vintage Elettra di 1920 (foto 1920)

«Nel 2022 in particolare, dopo lo stop ai matrimoni imposto dalla pandemia, ho avuto moltissime richieste, che si sono mantenute alte anche negli anni successivi», dice Gentile, a cui diverse future spose hanno chiesto anche di sistemare gli abiti già posseduti in famiglia, per sfruttarli di nuovo.

Per quanto un vestito da sposa vintage possa piacere per la sua unicità, per la cura dei dettagli o i materiali preziosi usati per confezionarlo, prima di cominciare la ricerca ci sono alcuni fattori da tenere in considerazione, come quello della disponibilità delle taglie. Come per i negozi vintage e di abbigliamento di seconda mano in generale, infatti, di solito anche per gli abiti da sposa vintage – a meno che non si tratti di un modello abbastanza recente e fatto in serie – ne esiste un unico esemplare in un’unica taglia. Bisogna quindi essere molto fortunate per trovare un abito da sposa vintage che piaccia e che vada anche bene o che possa essere modificato nel modo giusto.

@vagueatelier It’s not just a vintage wedding dress. #Wedding #Bride #VintageBride #WeddingDress #BridalFashion ♬ Berghain – ROSALÍA & Björk & Yves Tumor

Riadattare un abito indossato da qualcun altro non è semplice: spesso i vestiti da sposa erano fatti su misura e il rischio è che, anche se sistemati da un sarto, non si adattino bene a un altro corpo. Inoltre in certi casi i materiali di cui sono fatti non esistono più o non sono più disponibili ed è difficile trovare sarti e tintorie che li sappiano ancora trattare. Nel caso di Margherita Cafagna, che ha fondato Vague Atelier assieme alla madre, la fortuna è stata avere la sede in un paesino vicino al lago di Bolsena (in provincia di Viterbo), «dove ci sono ancora piccoli artigiani e sarte di una certa età che sanno ancora lavorarli», dice.

Oltre a vendere abiti vintage Vague Atelier realizza anche vestiti upcycled, ovvero composti a partire da abiti diversi, recuperando le parti che potevano essere salvate. Li vende su internet e per questo punta molto sulla comunicazione social. Le foto sono tutte realizzate con la fotocamera a pellicola analogica, «per ottenere un effetto più autentico», dice Cafagna, con modelle e modelli in contesti e pose molto diversi dai classici servizi fotografici da sposa.

«La mia generazione, la Gen Z, ha una visione molto diversa del matrimonio, molto meno sacra», spiega Cafagna. «Il mio obiettivo è far capire che l’abito da sposa non è più solo un cimelio e che può essere usato anche in altri contesti». I clienti ci sono, ma sono soprattutto stranieri: «americani, cinesi, giapponesi. Gli italiani ancora fanno fatica a pensare di poter comprare un vestito da sposa usato e su internet», aggiunge.