Nicole Minetti è stata graziata dal presidente della Repubblica

E quindi le è stata cancellata la pena complessiva di quasi 4 anni di carcere per i processi “Ruby-bis” e “Rimborsopoli”

Nicole Minetti in tribunale a Milano, nel 2014 (Federico Ferramola/LaPresse)
Nicole Minetti in tribunale a Milano, nel 2014 (Federico Ferramola/LaPresse)
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Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia e nota per il ruolo centrale che ebbe nel cosiddetto “caso Ruby” di cui fu protagonista Silvio Berlusconi, è stata graziata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non sconterà quindi la condanna in via definitiva a una pena complessiva di 3 anni e 11 mesi in carcere, ricevuta per peculato e favoreggiamento della prostituzione. La notizia è stata scoperta dalla trasmissione televisiva Mi Manda Rai Tre e riferita sabato mattina, ma la decisione del Quirinale in realtà risale a febbraio, scrive il Fatto Quotidiano.

La grazia a Minetti aveva ricevuto anche il parere positivo del ministro della Giustizia Carlo Nordio e quello del procuratore capo della Corte d’Appello. Il Quirinale ha diffuso un comunicato in cui dice che è stata concessa per via delle «gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore» di Minetti che «necessita di assistenza e cure particolari». Per motivi legati alla privacy non viene resa nota l’identità del minore né la sua condizione.

La grazia è un atto di clemenza individuale con cui viene condonata in tutto o in parte una pena, oppure viene trasformata in un altro tipo di pena prevista dalla legge. Non cancella il reato e per ottenerla serve una sentenza irrevocabile di condanna: Minetti era stata condannata fino in Cassazione, l’ultimo grado di giudizio in Italia.

Minetti era stata condannata in due processi. Uno è quello che ha riguardato il caso chiamato dai giornali “Rimborsopoli”, un’inchiesta che aveva coinvolto decine di persone per l’uso indebito dei rimborsi pubblici da parte dei politici regionali della Lombardia. Il processo si chiuse nel 2021 e dimostrò che furono sottratti circa tre milioni di euro di fondi pubblici. Minetti fu consigliera della Lombardia dal 2010 al 2012, eletta col Popolo della Libertà, il partito che unì Forza Italia di Berlusconi e il partito di destra Alleanza Nazionale. Fu condannata a 1 anno e 1 mese.

L’altro processo in cui venne condannata è quello chiamato “Ruby-bis”, uno dei tre processi legati agli scandali sessuali di cui Berlusconi fu il principale protagonista. Ruby era il soprannome di Karima el Mahroug, ragazza di origine marocchina che all’epoca aveva 17 anni. I diversi processi dimostrarono che Karima el Mahroug aveva partecipato a quelle che sui giornali furono definite le «cene eleganti» nella casa di Berlusconi ad Arcore, in cui aveva avuto rapporti sessuali in cambio di denaro e favori.

I processi avevano come imputato lo stesso Berlusconi per concussione, prostituzione minorile e corruzione in atti giudiziari: fu assolto. Il processo Ruby-bis aveva come imputati Nicole Minetti, il giornalista Emilio Fede e l’agente Lele Mora per favoreggiamento della prostituzione.

Il processo dimostrò che nel 2010 Minetti andò a prendere in questura Karima el Mahroug, che era stata trattenuta perché sospettata di furto e senza documenti. Minetti era in rapporti intimi con Berlusconi, e ha sempre detto che a chiederle di andarla a prendere fu proprio lui. Berlusconi, per velocizzarne il rilascio, chiamò direttamente il questore dicendo che Karima el Mahroug era la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak, e gli chiese di affidarla a Minetti per evitare un incidente diplomatico. El Mahroug negò di essere parente di Mubarak, ma alla fine fu rilasciata e affidata legalmente a Minetti, dato che era minorenne.

Minetti ha sempre negato di averle dato ospitalità. Fu condannata a 2 anni e 10 mesi per favoreggiamento della prostituzione.

L’esecuzione cumulata delle due pene, che complessivamente prevedevano il carcere per 3 anni e 11 mesi, venne decisa nel 2022 con misure alternative alla detenzione, racconta il Fatto Quotidiano. Sempre secondo il Fatto la pena non sarebbe mai iniziata perché Minetti aveva chiesto come pena alternativa l’affidamento ai servizi sociali, e l’udienza per decidere sarebbe stata fissata a dicembre del 2025. Poi a inizio del 2025 aveva chiesto la grazia, ottenuta l’anno successivo.

Nel formulare la richiesta, Minetti aveva evidenziato come fosse cambiato il suo stile di vita: a Milano, dove vive insieme all’imprenditore Giuseppe Cipriani, ha fatto attività di volontariato con la Caritas e con la “Lega italiana per la lotta contro i tumori”.