Il presidente di Gibuti Ismail Omar Guelleh è stato rieletto per la sesta volta, col 98 per cento dei voti

Venerdì si sono tenute le elezioni presidenziali in Gibuti, piccolo paese nella regione del corno d’Africa. I candidati erano Ismail Omar Guelleh, che governa il paese dal 1999, e Mohamed Farah Samatar, molto meno conosciuto del suo avversario. Secondo i risultati ufficiali, Guelleh ha vinto con il 97,81, mentre Samatar ha preso solo il 2,19 per cento. È la sesta volta che Guelleh viene eletto con percentuali molto alte.
Così come alle ultime elezioni del 2021, anche a questo giro una parte dell’opposizione aveva deciso di boicottare le elezioni. Guelleh nel 2010 fece modificare la Costituzione per aumentare il limite ai mandati del presidente, e poter candidarsi ancora negli anni successivi, poi nel 2025 fece approvare una legge per aumentare il limite di età per fare il presidente, che era di 75 anni (Guelleh ne ha 78). Nei suoi anni da presidente, Guelleh è riuscito ad aumentare l’importanza commerciale e logistica del Gibuti, ma ha anche limitato la libertà di stampa e represso gli oppositori politici.
Il Gibuti è situato tra Eritrea, Etiopia e Somalia, e ha circa un milione di abitanti (le persone registrate per votare erano circa 250mila). Si affaccia sullo stretto di Bab el Mandeb, che separa il golfo di Aden dal Mar Rosso, e sulla cui sponda opposta si trova lo Yemen. Fino al 1977 era un territorio francese. La persona che condusse il Gibuti verso l’indipendenza diventandone il primo presidente fu Hassan Gouled Aptidon, lo zio di Guelleh: governò a sua volta per 22 anni, fino al 1999, l’anno in cui fu eletto presidente il nipote.


