Cosa sta succedendo con lo stretto di Hormuz
Il regime iraniano dice che è stato riaperto ma le navi ancora non passano: proviamo a capirci qualcosa

La riapertura dello stretto di Hormuz al passaggio sicuro delle navi era una delle condizioni principali (se non la condizione principale) dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto tra gli Stati Uniti e l’Iran martedì notte. Da allora però lo stretto non è stato riaperto, e il numero delle navi che lo hanno attraversato è anzi calato.
Secondo la società d’analisi Kpler, nella giornata di mercoledì (la prima completa dopo il cessate il fuoco) soltanto cinque navi sono passate per lo stretto, e di queste nessuna era una petroliera. È meno di quante ne passavano nei giorni immediatamente precedenti, a combattimenti ancora in corso, quando in media ne passava una decina al giorno. Nella giornata di giovedì, finora, le cose non sono molto migliorate. Prima della guerra passavano per lo stretto oltre 100 navi al giorno.
La ragione principale del rallentamento è che mercoledì sera il regime iraniano ha richiuso lo stretto di Hormuz come ritorsione per i devastanti bombardamenti fatti da Israele in Libano. L’Iran sostiene che il cessate il fuoco concordato con gli Stati Uniti debba essere applicato anche al Libano; Israele e Stati Uniti dicono il contrario.
La situazione però è diventata ancora più confusa giovedì, quando le autorità iraniane hanno cominciato a sostenere – contro l’evidenza – che lo stretto di Hormuz sia aperto. Il viceministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha detto in un’intervista in tv che «tutti» possono passare per lo stretto. Al tempo stesso, però, ha aggiunto che per questioni di sicurezza e «restrizioni tecniche» è necessario coordinarsi con le autorità iraniane per farlo.
Giovedì mattina, inoltre, i Guardiani della rivoluzione (il corpo armato più potente dell’Iran) avevano specificato che le navi che intendono passare per lo stretto devono seguire rotte specifiche, perché il resto dello stretto è stato minato ed è quindi pericoloso. Le navi in entrata nel golfo Persico devono passare a nord dell’isola di Larak, mentre quelle in uscita devono passare immediatamente a sud.
Le autorità iraniane hanno confermato che intendono continuare a chiedere un pedaggio a tutte le navi che passano, tranne ovviamente quelle iraniane. Il pedaggio dovrà essere pagato in criptovalute e dipende dal carico delle navi: per le petroliere sarà di un dollaro a barile di petrolio. Le petroliere più grandi possono trasportare più di due milioni di barili.
Il punto dunque è che, indipendentemente dalla chiusura temporanea dello stretto come ritorsione per i bombardamenti israeliani in Libano, il regime iraniano sta mostrando tutte le intenzioni di continuare a controllare Hormuz, a prescindere da come andranno i negoziati. Per l’Iran il ruolo strategico dello stretto è troppo importante, e i pedaggi possono offrire un’entrata economica rilevante.
Questo è in completo contrasto con le richieste degli Stati Uniti, che pretendono che lo stretto di Hormuz sia «aperto e sicuro», come Trump ha detto negli scorsi giorni. Tra le altre cose Trump mercoledì ha accennato alla possibilità di collaborare con l’Iran per la gestione dello stretto: «Gli Stati Uniti d’America aiuteranno con la gestione del traffico nello stretto di Hormuz». È improbabile che qualcosa di simile sia stato discusso con il regime iraniano.



