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  • Martedì 7 aprile 2026

È stata liberata la giornalista statunitense Shelly Kittleson

Dalla milizia irachena Kataib Hezbollah, sostenuta dall’Iran, che l’aveva rapita il 31 marzo a Baghdad

Shelly Kittleson in una foto a Palmira, in Siria, condivisa sul suo profilo X lo scorso 13 marzo
Shelly Kittleson in una foto a Palmira, in Siria, condivisa sul suo profilo X lo scorso 13 marzo
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Kataib Hezbollah ha fatto sapere di aver liberato Shelley Kittleson, la giornalista statunitense che aveva rapito a Baghdad lo scorso 31 marzo.

Kataib Hezbollah è la più potente delle milizie irachene sciite sostenute dall’Iran, e nell’ultimo mese ha partecipato alla guerra in Medio Oriente colpendo obiettivi legati agli Stati Uniti nella regione. La milizia ha anche detto che Kittleson deve lasciare immediatamente il paese.

Kittleson è stata liberata in seguito a negoziati tra il governo iracheno e Kataib Hezbollah, a cui hanno partecipato anche gli Stati Uniti. In cambio la milizia chiedeva la liberazione di alcuni dei suoi membri (non è chiaro quanti, all’incirca tra i 4 e i 14) che avevano lanciato razzi dal nord dell’Iraq contro una base statunitense in Siria.

Dopo la sua liberazione il canale Telegram di Sabereen, legato alle milizie filoiraniane in Iraq, ha diffuso un video di circa due minuti e mezzo in cui Kittleson dice di aver fatto operazioni di spionaggio per conto degli Stati Uniti su Kataib Hezbollah e su altre milizie filoiraniane. Come tutti i video registrati in queste condizioni, la confessione è stata estorta: Kataib Hezbollah ha obbligato Kittleson a leggere un discorso. Nel video la giornalista critica anche l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump, accusando le sue «stupide politiche» per aver messo a rischio la sicurezza delle persone statunitensi nella regione.

– Leggi anche: Il liveblog del Post sulla guerra in Medio Oriente

Kittleson è una giornalista esperta di Medio Oriente. Ha scritto per diverse testate internazionali, fra cui Foreign Policy, Politico, Al Monitor, ma anche italiane, come Il Foglio e Ansa. Ha 50 anni ed è di base a Roma. In queste settimane era nel Kurdistan iracheno per seguire la guerra, e prima del rapimento aveva subìto minacce proprio da Kataib Hezbollah.

Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti aveva detto di essere a conoscenza del fatto che l’incolumità di Kittleson fosse a rischio, e di averla avvisata. Lo aveva confermato anche Alex Plitsas, analista di CNN e contatto d’emergenza di Kittleson. A quanto si capisce l’ultimo avviso le era stato dato il giorno prima del rapimento.

Kittleson aveva deciso di restare ancora per qualche giorno a Baghdad: aveva in programma alcuni incontri significativi, e poi progettava di spostarsi nel nord, a Erbil. Kittleson è una freelance, perciò il suo sostentamento economico dipende dalle interviste che fa e soprattutto dalle storie che riesce a vendere ai giornali.

Del suo rapimento era circolato anche un video: si vede Kittleson su un marciapiede a bordo strada mentre viene circondata da due uomini e caricata su un’auto.