Giorgia Meloni è andata in cerca di gas e petrolio nel Golfo Persico

Si è concluso il viaggio di due giorni con cui ha visitato l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti, nel tentativo di assicurare nuovi rifornimenti per l'Italia

Giorgia Meloni appena atterrata a Doha, in Qatar, il 4 aprile 2026 (Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse)
Giorgia Meloni appena atterrata a Doha, in Qatar, il 4 aprile 2026 (Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse)
Caricamento player

Sabato pomeriggio si è concluso il viaggio istituzionale di due giorni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel Golfo Persico. La sua visita non era stata annunciata né agli altri stati europei né alla maggior parte dei ministri italiani, ed è stata la prima visita di un leader occidentale nell’area dall’inizio della guerra: per stessa ammissione di Meloni il viaggio aveva come obiettivo quello di tentare di assicurare all’Italia maggiori forniture di gas e petrolio, in un momento in cui gli approvvigionamenti che arrivavano dai paesi del Golfo sono sostanzialmente bloccati dalla guerra.

Il viaggio era iniziato venerdì a Gedda, città dell’Arabia Saudita situata sul Mar Rosso, dove aveva incontrato il principe ereditario Mohammad bin Salman (figlio dell’attuale re, e primo ministro del paese) e altri esponenti del governo saudita. Poi si era spostata a Doha, in Qatar, dove è stata ricevuta dall’emiro Sheikh Tamim bin Hamad Al-Thani. I due si sono accordati per una cooperazione nei settori della sicurezza, della difesa, della gestione delle migrazioni e delle infrastrutture. Meloni, in particolare, ha detto che l’Italia potrebbe contribuire alla riparazione delle infrastrutture energetiche qatarine, gravemente compromesse dagli attacchi iraniani: in tempi normali l’Italia importa circa il 10 per cento del suo gas naturale dal Qatar.

La presidente del Consiglio ha poi concluso il viaggio negli Emirati Arabi Uniti, dove ha incontrato il presidente Mohamed bin Zayed Al Nahyan, che ha ringraziato per la cooperazione nelle operazioni di rimpatrio dei molti italiani che erano a Dubai e nel resto del paese all’inizio della guerra. Tra questi c’era anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, per ragioni mai davvero chiarite.

Per motivi di sicurezza Meloni alla fine non è andata in Kuwait come era previsto originariamente.

In un video pubblicato sui social sabato sera Meloni ha detto che il viaggio serviva per dimostrare vicinanza ai paesi del Golfo ma soprattutto aveva come obiettivo di garantire all’Italia approvvigionamenti energetici, cioè trovare un canale attraverso cui l’Italia possa ricevere più facilmente il petrolio e gas naturale. Per la stessa ragione la settimana scorsa Meloni era andata in Algeria, che è già un importante fornitore di gas e che potrebbe aumentare i flussi per compensare gli ammanchi dai paesi del Golfo.

I rifornimenti in uscita da questi paesi sono bloccati da quando Israele e Stati Uniti hanno attaccato l’Iran, che ha risposto attaccando i paesi del Golfo e chiudendo alle navi lo stretto di Hormuz, uno dei passaggi più importanti al mondo per le forniture di energia via mare. Meloni ha detto che da qui proviene circa il 15 per cento del petrolio necessario per l’Italia e durante i colloqui con l’emiro del Qatar ha ribadito l’importanza di garantire la libera navigazione attraverso lo stretto.

La chiusura dello stretto e la conseguente mancanza di petrolio e gas naturale hanno innescato una crisi energetica in molti paesi europei, tra cui l’Italia. Il governo di Meloni ha cercato di attutire il rialzo dei prezzi del carburante stanziando finora quasi 1 miliardo di euro per la riduzione delle accise, cioè le imposte di importo fisso che gravano su ogni litro di benzina e gasolio e che in Italia tengono cronicamente alti i prezzi: finora questa misura non sta funzionando molto, perché la riduzione delle accise è stata più che compensata da nuovi aumenti del prezzo del petrolio. Allo stesso tempo, il governo sta iniziando a fare i conti con prospettive economiche estremamente preoccupanti per il prossimo anno, legate proprio alle ricadute negative della guerra in Medio Oriente.

In un’intervista al Tg1 di venerdì sera Meloni ha preso le distanze, in modo piuttosto cauto, da alcune dichiarazioni del presidente Donald Trump, che negli scorsi giorni aveva minacciato di far uscire gli Stati Uniti dalla Nato: «Quando non siamo d’accordo», ha detto, «noi dobbiamo dirlo, e stavolta noi non siamo d’accordo».

Il governo italiano ha sempre cercato di mantenere buoni rapporti con gli Stati Uniti e Donald Trump per tentare di migliorare la propria influenza internazionale, con una serie di atteggiamenti ambivalenti dato che lo stesso Trump in Italia è molto impopolare. Ora però questi rapporti sono diventati scomodi per via della guerra, e il governo sta cercando di mantenere una posizione più equilibrata, che agli occhi dell’opinione pubblica appaia anche meno conciliante. Da qui anche la decisione di negare agli Stati Uniti l’uso della base militare di Sigonella per far atterrare e poi ripartire due aerei militari americani verso il Medio Oriente: un tipo di decisione che i governi negli anni avevano sempre preso, ma che in questa occasione è stata molto pubblicizzata proprio per mostrare una certa distanza tra Meloni e Trump.

Per il momento il governo di Meloni ha detto di non avere in corso trattative con l’Iran, come quelle avviate da altri paesi europei per garantire alle proprie navi il permesso di passare attraverso lo stretto di Hormuz. È grazie a questi accordi che negli scorsi giorni una nave francese è riuscita a uscire dallo stretto, ma per Meloni un’intesa di questo tipo con l’Iran sarebbe molto difficile da giustificare con Trump, visti i trascorsi.