La Regione Campania ha chiuso le fonderie di Salerno dopo decenni di inquinamento

E dopo una sentenza europea che attribuisce le malattie e le morti della zona ai fumi tossici prodotti dalla fabbrica

Le Fonderie Pisano, e una casa costruita molto vicino (Angelo Mastrandrea/il Post)
Le Fonderie Pisano, e una casa costruita molto vicino (Angelo Mastrandrea/il Post)
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La Regione Campania ha ordinato la chiusura delle Fonderie Pisano, una fabbrica di tombini, chiusini e caditoie alla periferia sud-est di Salerno, accusata di aver inquinato per anni l’ambiente e di aver provocato tumori e altre malattie agli abitanti della zona.

In particolare la Regione ha revocato definitivamente l’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) allo stabilimento, perché non si è adeguato alle migliori tecnologie disponibili per raggiungere i limiti di emissioni previsti dall’Unione Europea, e ha imposto all’azienda di presentare entro 60 giorni un piano di dismissione e di «ripristino ambientale». La fabbrica ha dovuto fermare subito le attività e lasciare senza lavoro i 105 lavoratori.

Il provvedimento della Regione si è basato sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) che a maggio scorso aveva accolto il ricorso di 151 abitanti della zona. Questi ultimi si erano ammalati o avevano avuto morti e malati in famiglia, e avevano contestato le autorizzazioni ambientali concesse alla società, sempre rinnovate nonostante negli anni fossero state presentate denunce sull’inquinamento e il comune avesse chiesto ai proprietari di spostarla altrove.

Il tribunale europeo ha stabilito che l’inquinamento provocato dai fumi della fabbrica ha reso le persone «che vivono nel raggio di 6 chilometri dall’impianto più vulnerabili a varie malattie» e ha influito «negativamente sulla loro qualità di vita».

– Leggi anche: Il reportage del Post sulle fonderie di Salerno

In quell’area ci sono almeno tre quartieri della periferia di Salerno e una parte dei comuni di Baronissi e Pellezzano. Ci vivono alcune decine di migliaia di persone. «La decisione si colloca nel solco tracciato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha riconosciuto un danno alla vita privata e familiare delle persone residenti nei territori interessati, richiamando le istituzioni al dovere di intervenire e porre rimedio a una situazione protratta per anni», ha scritto in una nota la giunta regionale di centrosinistra, guidata da Roberto Fico del Movimento 5 Stelle.

«Si è fatto oggi quello che andava fatto vent’anni fa: applicare la legge», ha detto Lorenzo Forte, fondatore dell’associazione “Salute e vita”, a cui hanno aderito molte persone che hanno avuto morti e malati in famiglia.

I proprietari delle fonderie, la famiglia Pisano, avevano chiesto quattro anni di tempo per adeguarsi ai limiti europei sulle emissioni. Ora probabilmente presenteranno un ricorso al Tribunale amministrativo regionale (TAR) contro la decisione della Regione. Hanno anche chiesto aiuto al ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove è stato aperto un tavolo per individuare un’area industriale in cui poter spostare la fabbrica. Il primo incontro si è svolto il 24 marzo.

Il rappresentante delle fonderie ha detto di avere bisogno di un’area di 50mila metri quadrati, con un capannone di 25mila metri quadrati. Si è discusso del possibile acquisto di un’ex acciaieria di ArcelorMittal a Luogosano, un paesino di un migliaio di abitanti in provincia di Avellino. Anche lì, però, ci sono forti resistenze degli ambientalisti e degli abitanti del luogo.