Smartphone da prendere a martellate
Con i cosiddetti “rugged phone”, pensati per essere usati nei cantieri e in ambienti estremi, ci si può persino accendere un fuoco

Uno degli smartphone più discussi dell’ultima edizione del Mobile World Congress, l’evento dedicato alla telefonia mobile che si è tenuto a inizio mese a Barcellona, era prodotto da Oukitel, una piccola azienda cinese. Il modello, chiamato WP63, non ha un design ricercato né specifiche tecniche avanzate: in compenso, è dotato di un accendisigari simile a quelli che si trovavano nelle automobili di una volta, una torcia che può fare da luce da campeggio, e una batteria in grado di durare per giorni.
Oukitel non è un’azienda di elettronica tradizionale: si occupa in particolare di dispositivi di tipo rugged (“robusto”), pensati per funzionare in condizioni climatiche e ambientali estreme, e diffusi soprattutto in settori come quello estrattivo, della logistica e dell’edilizia. Nel suo canale YouTube, l’azienda promuove i nuovi modelli con video in cui i dispositivi vengono presi a martellate o persino bucati con un trapano, per dimostrare la loro resistenza.
La caratteristica principale di WP63 è la batteria da 20.000 mAh (milliampere-ora, l’unità di misura della capacità di una batteria), ovvero circa quattro volte quella del più potente iPhone in commercio. È proprio quest’ultima a permettere al dispositivo di alimentare una piccola resistenza elettrica contenuta in un vano retrattile, con cui è possibile accendere un fuoco o una sigaretta.
Nei dispositivi rinforzati la sostanza conta più della forma: il loro design è spesso rozzo, con materiali resistenti più che belli e grossi inserti di gomma per attutire gli urti. I rugged phone possono essere visti come l’esatto opposto di iPhone Air, il nuovo modello sottilissimo presentato da Apple lo scorso anno. Non a caso si rivolgono a un pubblico completamente diverso: chi lavora in cantiere, nei magazzini o in zone remote, spesso senza accesso continuo a una presa di corrente.
Nella maggior parte dei casi, i telefoni rugged sono progettati per rispettare uno standard militare statunitense (MIL-STD-810H) che mette alla prova la resistenza dei dispositivi in diverse condizioni. Per poterla ottenere, lo smartphone deve superare test impegnativi su cadute, esposizione a temperature estreme, gas, altitudine elevata, umidità e vibrazione da sparo, tra le altre cose. Oltre che in alcuni settori professionali, quindi, questo genere di dispositivi è diffuso anche negli eserciti e tra gli appassionati di sport estremi.
I telefono di Oukitel costano tra i 150 e i 400 euro, ma è solo una delle molte aziende che operano nel campo “rugged”. Molte di queste sono piuttosto piccole e sconosciute al grande pubblico (come Kyocera, Doogee e Ulefone), con l’eccezione di Caterpillar, il principale produttore mondiale di attrezzature per l’edilizia e il settore estrattivo, che realizza anche dispositivi rinforzati con il marchio CAT. Anche Nokia ha una proposta simile, Nokia XR20.
Il settore rugged non è una novità. Sin dagli anni Novanta, in ambiti come quello militare e industriale, cominciò a crescere una forte domanda di dispositivi capaci di resistere alla polvere, alla sabbia e alle temperature estreme. Tra i primi mezzi di comunicazione a diffondersi ci furono dei walkie talkie rinforzati, che con il progresso tecnologico divennero prima telefoni cellulari e poi gli attuali smartphone e tablet rugged. A questi si affiancarono anche i Personal Digital Assistant (PDA), terminali con cui raccogliere e trasmettere dati sul campo: ne sono un esempio i lettori di codici a barre usati nei magazzini e nella logistica.
Secondo una stima, nel corso di quest’anno il giro d’affari legato agli smartphone e ai tablet rugged potrebbe superare i 4 miliardi di dollari, con prospettive di ulteriore crescita: entro il 2029, il mercato potrebbe raddoppiare, superando gli 8 miliardi. A trainare questa crescita sarebbe soprattutto la diffusione dell’automazione industriale, che richiede dispositivi con cui i lavoratori possono monitorare i processi in corso – e per cui i rugged phone sono particolarmente adatti.
Finora il mercato è stato dominato dal Nord America, dove settori come quello minerario, energetico e dei trasporti, ma anche l’esercito, fanno largo uso di questi dispositivi da decenni. Nei prossimi anni, però, gli analisti prevedono una crescita significativa anche nella regione Asia Pacifico, spinta dalle trasformazioni industriali in corso in paesi come Cina e India.
Gli smartphone rugged non si distinguono solo per la resistenza fisica: l’attenzione alla funzionalità si vede anche nel software. Il sistema operativo più diffuso nel settore è Android, di cui viene di solito installata una versione molto basilare, senza le applicazioni e le interfacce grafiche personalizzate tipiche di altri produttori, come Samsung.
L’assenza di bloatware, come viene detto in modo spregiativo il software aggiuntivo, permette a questi dispositivi di funzionare più agilmente, garantendo ottime prestazioni e, soprattutto, maggiore autonomia. La durata della batteria è infatti la caratteristica più importante per un prodotto di questo tipo, che viene usato per lavoro in contesti piuttosto estremi, dove non è sempre possibile ricaricare lo smartphone.



