È morto Gino Paoli
Era stato uno dei più importanti cantautori italiani di sempre, aveva 91 anni

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Gino Paoli, uno dei cantautori e parolieri italiani più famosi del Novecento, autore tra le altre canzoni di “Sapore di sale” e “Il cielo in una stanza”, è morto a 91 anni. La notizia è stata data dalla sua famiglia con un breve comunicato. Paoli è morto in casa, dopo un breve ricovero in una clinica privata.
Tra gli anni Sessanta e Settanta, insieme a colleghi come Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Luigi Tenco e Fabrizio De André, Paoli fu uno dei più influenti e rispettati cantautori della cosiddetta “scuola genovese”, uno dei più importanti movimenti artistici e musicali dell’Italia dello scorso secolo.
Paoli era forse il meno politicamente impegnato del gruppo, ma aveva un talento impareggiabile per la creazione di canzoni d’amore struggenti, visionarie e costruite a partire da immagini molto suggestive, che avrebbero influenzato almeno un ventennio di musica leggera italiana. Sono esempi di questo repertorio “Una lunga storia d’amore”, “Senza fine”, “Vivere ancora” e “Ti lascio una canzone”. Nel 1960 “Il cielo in una stanza”, dedicata a una prostituta di cui si innamorò in un bordello di Genova, spostò molte asticelle nella canzone d’autore italiana.
Con i suoi maglioni neri, le giacche di pelle e gli immancabili occhiali neri fumé, Paoli si distinse fin da subito dai suoi colleghi anche dal punto di vista dell’immagine, più vicina a quella degli chansonnier francesi.
Dischi come Gino Paoli (1961), Basta chiudere gli occhi (1964) e Le due facce dell’amore (1971), stabilmente considerati tra i migliori dello scorso secolo nella musica italiana, e mostrarono un nuovo modo di intendere la canzone d’autore, in cui i testi erano centrali e le interpretazioni sofisticate, a scapito dei virtuosismi vocali e delle convenzioni del bel canto. Per buona parte della sua vita Paoli aveva affiancato alla carriera da cantautore quella da paroliere: scrisse canzoni per alcune tra le più importanti interpreti italiane, tra cui Patty Pravo, Mina e Ornella Vanoni, a cui fu legato sentimentalmente e da una proficua complicità artistica.
Nonostante sia stato legato a Genova per tutta la sua vita, Paoli era nato a Monfalcone, in Friuli Venezia Giulia, il 23 settembre 1934. Sua madre era originaria di quelle zone ed era voluta tornare a casa per partorire (suo padre invece era toscano). Tornò con la famiglia in Liguria qualche anno dopo, frequentando cantautori come Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Umberto Bindi e Luigi Tenco. Proprio con quest’ultimo, nella prima metà degli anni Cinquanta, Paoli mise insieme uno dei suoi primi gruppi, I Diavoli del Rock.
I primi lavori e le prime incisioni arrivarono a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta, dopo un contratto firmato con la Ricordi, l’etichetta per la quale uscì nel 1960 “La Gatta”, canzone che non funzionò subito ma poi divenne un successo, interpretata anche da Gianni Morandi. Nello stesso anno uscì “Il cielo in una stanza”, che attraverso l’interessamento del paroliere Mogol fu proposta alla cantante Mina. Fu un successo enorme, e per l’inizio del decennio Paoli era già affermato come uno dei più richiesti autori e interpreti della canzone italiana: nel 1961 partecipò al suo primo Festival di Sanremo, con “Un uomo vivo”, con la quale arrivò decimo.
Paoli si fece conoscere da subito anche per le sue storie d’amore, soprattutto quelle con l’attrice Stefania Sandrelli, che era ancora minorenne e che Paoli frequentò da sposato, e poi con la cantante Ornella Vanoni. Le vicende sentimentali e la sua dipendenza dall’alcol lo resero protagonista di diversi scandali e vicende burrascose, al punto che nel 1963 provò a uccidersi sparandosi un colpo di pistola al cuore: raccontò poi che il proiettile non glielo perforò ma che non fu mai possibile rimuoverlo, motivo per cui lo portò sempre con sé.
Risale al 1963 anche “Sapore di sale”, la canzone più famosa della sua carriera e una delle più cantate di sempre in lingua italiana, al cui arrangiamento parteciparono Ennio Morricone e il sassofonista Gato Barbieri. Negli anni Sessanta partecipò più volte al Festival di Sanremo, finché decise di ridurre le apparizioni pubbliche, anche per l’aggravarsi dei suoi problemi di dipendenze.
Tornò a incidere negli anni Settanta, ma fu soltanto nel decennio successivo che ottenne di nuovo un grande successo di pubblico, specialmente grazie alla canzone “Una lunga storia d’amore”, parte della colonna sonora del film erotico Una donna allo specchio del 1984, con protagonista Sandrelli. Di nuovo ebbe un successo commerciale tardivo nel 1991 con “Quattro amici”, e mantenne una forte presenza nella cultura popolare con altre partecipazioni al Festival di Sanremo nel 1989 e nel 2002, quando arrivò terzo con “Un altro amore”.
Le canzoni di Paoli passate alla storia non furono comunque soltanto le sue: ne scrisse tantissime per altri, come “Senza fine” di Vanoni o “Non andare via” cantata da Patty Pravo. Quest’ultima era un adattamento in italiano di una canzone di Jacques Brel, anche questa un’attività frequente di Paoli.
Paoli lavorò anche come discografico, contribuendo a lanciare tra le altre la carriera di Lucio Dalla, e nel 2013 divenne presidente della SIAE, la società che gestisce il diritto d’autore in Italia, facendosi conoscere per un approccio piuttosto conservatore rispetto ai cambiamenti al settore portati dalla pirateria digitale. Si dimise poi nel 2015, quando fu indagato per evasione fiscale, reato che cadde poi in prescrizione e per cui fu chiesta l’archiviazione.
Paoli fu anche deputato per il Partito Comunista Italiano tra il 1987 e il 1992, e assessore alla Cultura di Arenzano, vicino a Genova.
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