Nella prima giornata di voto l’affluenza al referendum sulla giustizia è stata del 46,07 per cento

Un seggio elettorale a Torino, il 22 marzo 2026. (ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)
Un seggio elettorale a Torino, il 22 marzo 2026. (ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)

Alle 23 di domenica ha votato al referendum per la riforma della magistratura il 46,07 per cento degli aventi diritto. I seggi a questo punto sono chiusi, e il dato è quindi da intendersi complessivo per il primo giorno di voto. I seggi riaprono lunedì mattina alle 7 e chiudono alle 15, e a quel punto ci sarà il dato definitivo. L’affluenza è un dato importante per il risultato: gli ultimi sondaggi avevano rilevato che una bassa partecipazione avrebbe potuto dare come esito più probabile una vittoria del “No”, mentre un’affluenza alta avrebbe premiato il fronte del “Sì”.

L’affluenza delle 23 è in questo caso più alta di quella registrata alla stessa ora in occasione degli altri referendum costituzionali in cui si votava su due giorni: alle 23 a quello del 2020 per la riduzione del numero dei parlamentari aveva votato il 39,37 per cento; a quello del 2006 sulla cosiddetta “devolution” il 35 per cento (ma allora i seggi chiudevano alle 22). Al referendum del 2016 per l’abolizione del bicameralismo perfetto alle 23 aveva votato il 65,47 per cento (ma si votava un giorno solo). Anche a quello del 2001 per la riforma del Titolo V si votava un giorno solo e l’affluenza in quel caso fu del 34,1 per cento.

Le tre regioni in cui si è votato di più sono Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia; quelle in cui si è votato di meno sono la Sicilia, la Calabria e la Sardegna.