La FIFA ha deciso che le nazionali femminili di calcio dovranno avere almeno una donna come allenatrice o assistente

L'allenatrice del Chelsea femminile Sonia Bompastor, 18 marzo 2026 (Warren Little/Getty Images)
L'allenatrice del Chelsea femminile Sonia Bompastor, 18 marzo 2026 (Warren Little/Getty Images)

La FIFA, l’organizzazione internazionale del calcio, ha deciso che nello staff delle squadre partecipanti a una competizione da lei organizzata dovranno esserci almeno due donne e una di esse dovrà coprire il ruolo di allenatrice o di assistente. La decisione vale per tutte le competizioni per nazionali e per club della FIFA, a livello sia giovanile che professionistico (di fatto la FIFA quasi non organizza competizioni per club, a eccezione del Mondiale per club la cui prima edizione sarà nel 2028). Inizierà a essere applicata da settembre, con i Mondiali femminili Under-20 in Polonia.

Secondo il New York Times, ci si aspetta che la FIFA aiuti – economicamente, per esempio – le squadre che non possono soddisfare da sole i requisiti. La mancanza di allenatrici nel calcio (maschile, ma soprattutto femminile) è un problema noto e su cui si dibatte da tempo. Nella Serie A femminile di quest’anno c’è una sola allenatrice tra le dodici squadre partecipanti, cioè Suzanne Bakker del Milan. Nel resto d’Europa la situazione è solo un po’ migliore, ma c’è sempre una generale prevalenza di allenatori maschi ai massimi livelli del calcio femminile.

Succede perché c’è un sistema che limita in partenza il percorso necessario per diventare allenatrici. Anzitutto è una questione di costi e di criteri di accesso ai corsi di abilitazione, ma c’è anche il fatto che è difficile per le donne avere credibilità e fiducia in un mondo ancora prevalentemente maschile come il calcio (anche femminile). La responsabile del calcio della FIFA, Jillian Ellis, ha detto che «ci sono semplicemente troppe poche donne oggi nel ruolo di allenatrici» e che la FIFA stessa deve «fare di più per accelerare il cambiamento creando percorsi più chiari, ampliando le opportunità e aumentando la visibilità delle donne sulle nostre panchine».

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