In Belgio potrà iniziare il primo processo per l’omicidio di Patrice Lumumba
Fu primo ministro della Repubblica Democratica del Congo, ucciso e sciolto nell'acido nel 1961: l'unico accusato ancora in vita ha 93 anni

Martedì un tribunale di Bruxelles ha rinviato a giudizio l’ex diplomatico belga 93enne Étienne Davignon con l’accusa di essere stato coinvolto nell’omicidio di Patrice Lumumba, il politico congolese che fu il primo capo del governo del paese dopo l’indipendenza dal Belgio, e che è una delle figure più importanti del movimento anticoloniale africano. Pochi mesi dopo la sua elezione, Lumumba venne destituito con un colpo di stato sostenuto dal Belgio. Fu ucciso da un gruppo di separatisti a gennaio del 1961 e successivamente sciolto nell’acido.
Davignon, il cui rinvio a giudizio è soggetto ad appello, sarà la prima persona a essere processata per l’omicidio di Lumumba, ma anche l’unica, visto che tutti gli altri sospettati nell’indagine sono ormai morti. Davignon è accusato di essere stato a conoscenza, insieme ad altri funzionari, del trasferimento di Lumumba in Katanga, una regione secessionista della Repubblica Democratica del Congo in cui le autorità locali, sostenute dal Belgio, gli erano molto ostili. La procura belga lo accusa di «partecipazione a crimini di guerra» per il coinvolgimento nella «detenzione o trasferimento illecito» di Lumumba, che avrebbe di conseguenza subito «trattamenti umilianti e degradanti».
Il processo non dovrebbe svolgersi prima di gennaio del 2027. Davignon, che ha sempre negato il coinvolgimento delle autorità belghe nell’omicidio, è nato in una famiglia nobile e dopo aver lavorato in Congo all’inizio della sua carriera divenne un noto diplomatico. Fra gli anni Settanta e Ottanta fu il primo presidente dell’Agenzia internazionale per l’energia e due volte commissario europeo.

Étienne Davignon nel 2012 (ANSA/EPA/JULIEN WARNAND)
Lumumba, che oggi è considerato un eroe nazionale, nel giugno del 1960 vinse le prime elezioni libere nella storia del paese e fu nominato primo ministro. Ma il suo governo durò soltanto pochi mesi: nello stesso anno fu arrestato dal colonnello Joseph Mobutu, che prese il potere con un colpo di stato, e poche settimane dopo venne fucilato. In seguito il suo corpo venne fatto a pezzi e sciolto nell’acido su decisione delle autorità locali, fra cui c’erano anche dei funzionari belgi, che cercarono di far sparire ogni traccia dell’omicidio. L’occultamento del corpo avvenne su ordine del commissario belga Frans Verscheure e fu messo in atto, fra gli altri, dal poliziotto belga Gérard Soete, che poi prelevò dai resti di Lumumba un dente e lo portò con sé in Belgio.
Per anni in Belgio l’omicidio di Lumumba è rimasto un fatto perlopiù taciuto, ma nel 1999 il sociologo belga Ludo De Witte scrisse un libro al riguardo che ebbe una grande eco nell’opinione pubblica. Nel 2000 il libro portò anche all’apertura di una commissione parlamentare d’inchiesta per appurare il ruolo del governo belga nella vicenda.
La commissione non rilevò prove che dimostrassero un coinvolgimento diretto del governo belga nell’omicidio, ma lo reputò «moralmente responsabile». Secondo l’inchiesta, alcuni funzionari belgi in Congo prima dell’omicidio avevano già cercato di rapire e forse assassinare Lumumba. Inoltre il governo è stato accusato di non aver fatto nulla per impedire che venisse ucciso, dopo che Mobutu lo aveva fatto arrestare e poi consegnato alle autorità secessioniste della regione del Katanga. Dall’inchiesta si scoprì anche che il sovrano belga di allora, re Baldovino, era stato informato dell’esistenza di piani per uccidere Lumumba, ma non era intervenuto per fermarli.
Il governo belga chiese scusa ufficialmente per l’uccisione di Lumumba nel 2002, 41 anni dopo la morte.

Patrice Lumumba dopo il suo arresto, il 4 dicembre del 1960 (Getty Images)
Nel 2011 i familiari di Lumumba sporsero denuncia contro alcuni ex funzionari del governo belga accusati di aver partecipato all’omicidio, portando all’apertura delle indagini che sono terminate con il rinvio a giudizio di Étienne Davignon. Tutte le altre persone citate dalla famiglia sono morte. Il dente di Lumumba venne restituito dallo stato belga alla famiglia nel 2022, dopo che la procura lo confiscò agli eredi del poliziotto Soete, morto nel 2000.



