Comprare un biglietto per un concerto di Morrissey è sempre un’incognita

Le possibilità che lo annulli per le motivazioni più varie sono abbastanza alte: è successo di recente a Valencia

(Jim Dyson/Getty)
(Jim Dyson/Getty)

Giovedì Steven Patrick Morrissey, famosissimo cantante inglese noto anche per i suoi trascorsi nella band post punk degli Smiths, ha annullato il concerto che avrebbe dovuto tenere a Valencia, in Spagna. Ha detto di averlo fatto perché la sera prima non aveva dormito abbastanza a causa del baccano prodotto dalle celebrazioni per Las Fallas, una popolare festa locale, che lo avrebbero fatto rimanere sveglio tutta la notte. «Lo show non è cancellato. Sono le circostanze che lo rendono impossibile», ha scritto sul sito Morrissey, che poi se l’è presa anche con l’albergo in cui soggiornava definendolo «un inferno inenarrabile. Mi ci vorrà un anno per riprendermi, ed è un eufemismo».

Morrissey era arrivato a Valencia dopo un viaggio in auto di due giorni. Era partito da Milano lunedì notte, subito dopo il concerto al Fabrique. Il suo ultimo disco, Make-Up Is a Lie, è uscito il 6 marzo ed è stato accolto un po’ tiepidamente dalla critica.

I biglietti più economici per il concerto di Valencia, che doveva tenersi al Palau de les Arts Reina Sofia, costavano 103 euro, e la decisione ha creato un certo malcontento tra alcuni fan. Altri invece l’hanno presa con filosofia, dato che acquistare il biglietto per un concerto di Morrissey è notoriamente un’operazione piuttosto aleatoria.

Nel corso della sua carriera ne ha cancellati o posticipati centinaia con scarso o nullo preavviso, a volte senza dire nulla, altre fornendo giustificazioni vaghe o molto poco credibili, e altre ancora per semplici capricci. Come ha scritto il giornalista musicale Joe Taysom prendersela ha senso fino a un certo punto, dato che ormai è una caratteristica del personaggio.

A gennaio aveva annullato cinque date del suo tour nordamericano. A novembre scorso aveva fatto lo stesso con l’intero tour sudamericano, parlando genericamente di «una estrema stanchezza». Nel 2018 posticipò nove date del tour europeo, e nel 2013 fece saltare un concerto in Perù citando una presunta intossicazione alimentare causata da un piatto di penne al pomodoro.

In altri casi Morrissey ha interrotto concerti iniziati da pochi minuti: successe per esempio nel 2014 a Varsavia, in Polonia, quando lasciò il palco a causa dell’insulto «estremamente offensivo» di uno spettatore. E l’anno dopo si rifiutò di esibirsi a un festival di Reykjavik, in Islanda, perché gli organizzatori non acconsentirono alla sua richiesta di non servire carne durante l’evento.

Secondo il sito di statistiche WeHeartMusic, dall’inizio della sua carriera Morrissey ha annullato più di 400 concerti. E stando ai calcoli di Morrissey-solo, un sito non ufficiale gestito dai fan, il cantante ha cancellato 111 spettacoli e ne ha rimandati altri 100 soltanto negli ultimi 14 anni.

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Insieme agli altri musicisti degli Smiths, Morrissey fu uno dei musicisti più amati e influenti degli anni Ottanta. Buona parte del successo del gruppo fu dovuta alla complicità artistica tra Morrissey e Johnny Marr, il chitarrista del gruppo. Il primo abbinava un gran gusto per le melodie a un talento spiccato per i testi, che si differenziavano da quelli di tutte le altre band del periodo per lo slancio poetico e per la capacità di intercettare i sentimenti della classe operaia britannica del tempo, resa ancora più credibile dalle convinzioni personali dello stesso Morrissey, che in quel periodo non perdeva occasione per attaccare pubblicamente l’allora prima ministra britannica Margaret Thatcher e la famiglia reale.

Marr invece era un chitarrista di grande tecnica e inventiva, capace di costruire giri di accordi originalissimi e intricati, ancora oggi considerati tra i più sofisticati e memorabili della storia del rock e del pop. L’accompagnamento di Marr era particolarmente adatto per il tono monocorde di Morrissey, e svolgeva un essenziale ruolo di contrappeso: ritmato e spesso allegro e ballabile, contrastava con la malinconia dei testi di Morrissey, producendo un risultato di grandissima efficacia. Dal 1988, dopo lo scioglimento del gruppo, le litigate tra i due sono state ricorrenti.

Morrissey nel 1985 (Paul Natkin/Getty)

Dalla fine degli anni Ottanta Morrissey ha pubblicato 16 dischi, tra cui alcuni molto apprezzati. Parallelamente ha alimentato un efficace culto della propria persona, ma da almeno una decina d’anni fa parlare di sé più che altro per motivi poco legati alla musica, come le sue critiche piccate verso altri musicisti, le sue posizioni sempre più conservatrici e xenofobe e per l’appunto la sua tendenza ad annullare i concerti.

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