È stato liberato l’uomo in carcere da dieci anni per non aver rivelato dov’era il suo tesoro
Nel 1988 Tommy Thompson trovò lingotti in un piroscafo naufragato negli Stati Uniti nel 1857, una scoperta a cui seguirono diversi contenziosi

L’ingegnere e cercatore di tesori statunitense Tommy Gregory Thompson è stato scarcerato pochi giorni fa dopo aver trascorso gli ultimi dieci anni in prigione per essersi rifiutato di rivelare dove si trovassero monete e lingotti d’oro che aveva trovato nel 1988 all’interno del relitto di un piroscafo. Thompson, che oggi ha 73 anni, era stato coinvolto in diverse contese legali con alcuni investitori che avevano finanziato la spedizione e il recupero, e che lo accusavano di non averli mai ripagati.
Il piroscafo, lungo circa 85 metri, si chiamava SS Central America ma, per via della sua storia, diventò famoso con il nome di “Ship of gold”, cioè nave dell’oro. Affondò durante un uragano nel 1857 al largo della Carolina del Sud, sulla costa est degli Stati Uniti, mentre trasportava circa 13.600 chili d’oro provenienti dalla nuova zecca di San Francisco e destinati alle riserve bancarie della parte orientale degli Stati Uniti. Nel naufragio morirono anche 425 persone, tra passeggeri e personale di bordo.

Il piroscafo SS Central America in un’illustrazione della metà dell’Ottocento (Wikimedia Commons)
L’imbarcazione fu localizzata 131 anni dopo, nel 1988, da Thompson e dalla sua squadra (il Columbus-America Discovery Group dell’Ohio): si trovava a più di duemila metri di profondità e per raggiungerlo fu necessario utilizzare tecnologie subacquee piuttosto all’avanguardia per il tempo. La spedizione fu finanziata grazie al contributo di 12,5 milioni di dollari provenienti da circa 160 investitori. Alla fine furono recuperati lingotti e monete d’oro per un valore stimato, all’epoca, tra i 100 e 150 milioni di dollari.
Nel 2005 alcuni degli investitori denunciarono Thompson e lo accusarono di non averli ripagati con il denaro ricavato dalla vendita di una parte del tesoro. Thompson, che all’epoca viveva in Florida, nel 2012 diventò formalmente un latitante, dopo che un giudice dell’Ohio emise un mandato di arresto nei suoi confronti perché non si presentò in tribunale.

Un membro della United States Marshals Service, l’agenzia federale del dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, mostra la foto di Tommy Thompson come ricercato nel 2014 (AP Photo/Al Behrman)
Tre anni dopo Thompson fu rintracciato in un hotel della Florida dove viveva sotto falso nome. Patteggiò, dichiarandosi colpevole per non essersi presentato in tribunale, e il giudice gli inflisse una pena ridotta di due anni di carcere oltre al pagamento di una multa. In cambio dello sconto di pena avrebbe dovuto aiutare i pubblici ministeri a ritrovare il tesoro, cosa che si rifiutò di fare. Per questo nel 2015 un altro giudice lo condannò alla reclusione per civil contempt, una fattispecie che si verifica quando una persona non rispetta un ordine o un’ingiunzione emessa da un tribunale in una causa civile e che permette al tribunale di tenere la persona in prigione fino a quando non collabora.
Durante questi dieci anni, Thompson ha sempre dichiarato di non sapere che fine avessero fatto le monete, dopo che erano state affidate a un fondo fiduciario in Belize, mentre una parte della vendita era stata utilizzata per pagare spese legali e prestiti bancari.
Di solito le pene per il reato di oltraggio civile non superano l’anno e mezzo, ma quello di Thompson fu ritenuto un caso particolare. Poco più di un anno fa il giudice ha deciso di interrompere la pena sostenendo di non essere sicuro che la reclusione avrebbe portato a una risposta diversa. Il giudice aveva quindi stabilito la fine della condanna e aveva disposto che Thompson scontasse i due anni di reclusione a cui era stato condannato per non essersi presentato in tribunale nel 2012. La causa degli investitori contro Thompson fu invece archiviata nel 2018.



