L’inchiesta di Reuters sulla vera identità di Banksy

Per l'agenzia di stampa è Robin Gunningham, come si dice da molti anni, solo che avrebbe cambiato il nome in David Jones

Un murale di Banksy a Betlemme (AP Photo/Nasser Nasser)
Un murale di Banksy a Betlemme (AP Photo/Nasser Nasser)

Venerdì l’agenzia di stampa Reuters ha pubblicato una lunga inchiesta che dimostrerebbe l’identità di Banksy, lo street artist più famoso e quotato al mondo che utilizza questo pseudonimo dagli inizi degli anni Novanta, quando cominciò a disegnare graffiti. Secondo Reuters sarebbe Robin Gunningham, un uomo nato a Bristol, in Inghilterra, nel 1973.

Il nome di Gunningham viene associato a quello di Banksy già da molti anni. Era saltato fuori per la prima volta nel 2008, quando il tabloid britannico Daily Mail aveva pubblicato una foto dell’uomo e scritto di aver «smascherato» Banksy. La tesi di Simon Gardner, James Pearson e Blake Morrison, i giornalisti che hanno condotto l’inchiesta di Reuters, è che dopo la pubblicazione dell’articolo del Daily Mail Gunningham abbia cambiato il suo nome in David Jones.

Reuters ha scritto che dal 2008 il nome di Gunningham è «praticamente scomparso» dai registri del Regno Unito. Steve Lazarides, l’ex manager dell’artista, ha confermato all’agenzia di aver organizzato personalmente il cambio del nome del suo cliente, ma non ha rivelato quale sia. Si è limitato a dire che «è un nome come un altro».

Reuters è riuscita a scoprirlo analizzando i documenti di alcune attività legate a Banksy, tra cui quelli di una società i cui unici azionisti risultano essere due persone: una di loro si chiama David Jones.

Un’altra linea investigativa seguita da Reuters riguarda un murale che Banksy realizzò nel novembre del 2022 nella città ucraina di Horenka: raffigura un uomo con la barba che si lava la schiena con una spazzola dentro una vasca da bagno.

(Oleksii Chumachenko/Getty)

I giornalisti dell’agenzia hanno mostrato agli abitanti di Horenka una serie di foto di persone che, negli anni, sono state accostate a Banksy. Tutti hanno confermato che il murale è stato realizzato da tre persone: due indossavano una mascherina, l’altra aveva un braccio solo e portava due protesi alle gambe.

Tetiana Reznychenko, una residente, ha detto di aver preparato il caffè per i primi due. Non ha riconosciuto nessuna delle foto mostrate dai giornalisti di Reuters, ma ha «spalancato gli occhi» quando ha visto il volto di Robert Del Naja, cantante e fondatore del gruppo trip hop dei Massive Attack che da molti anni è ritenuto un possibile alter ego di Banksy.

La terza persona invece era facilmente individuabile: era Giles Duley, fotografo e documentarista inglese che nel 2011 perse entrambe le gambe e un braccio per via dell’esplosione di una mina in Afghanistan. La fondazione di Duley, la Legacy of War Foundation, dona ambulanze alle organizzazioni non governative locali in Ucraina. Nel novembre di quattro anni fa, dopo aver dipinto i murales, Banksy aveva ringraziato pubblicamente Duley per avergliene lasciata usare una. Reuters ha sentito anche un’altra persona che ha raccontato di aver incontrato Del Naja all’hotel Hilton di Kiev nel novembre del 2022, durante il periodo in cui Banksy si trovava in Ucraina.

Reuters ha infine appreso da fonti qualificate, che ha tenuto riservate, che Duley e Del Naja attraversarono il confine con la Polonia il 28 ottobre 2022, poco prima che iniziassero a comparire i murales di Banksy. Sempre il 28 ottobre 2022 attraversò il confine anche un uomo inglese di nome David Jones, nato lo stesso giorno e nella stessa città di Robin Gunningham, cioè Bristol. Del Naja e Jones uscirono poi dall’Ucraina il 2 novembre 2022: secondo Reuters avrebbero realizzato il murale insieme.

(Oleksii Chumachenko/Getty)

Gardner, Pearson e Morrison sono entrati inoltre in possesso di una serie di documenti relativi a un arresto a New York avvenuto il 17 settembre del 2000, quando Banksy fu sorpreso dalla polizia mentre stava modificando un cartellone pubblicitario dell’azienda di moda Marc Jacobs sul tetto di un palazzo.

(dal profilo Instagram di Steve Lazarides)

Il caso era stato raccontato in un libro scritto da Lazarides, che però non aveva specificato né l’anno in cui era avvenuto né l’indirizzo dell’edificio. I giornalisti di Reuters hanno ottenuto queste informazioni analizzando una foto pubblicata da Lazarides su Instagram, che ha permesso loro di individuare il palazzo e ricostruire che il cartellone era stato realizzato nel 2000, in occasione della settimana della moda di New York; poi sono riusciti a recuperare i documenti della polizia e i fascicoli relativi al caso.

Tra questi il più importante è una confessione di colpevolezza firmata proprio da Robert Gunningham.

L’avvocato di Banksy, Mark Stephens, ha detto che considera la ricostruzione di Reuters irrealistica, e che divulgare informazioni sulla sua identità potrebbe minacciare la sicurezza del suo assistito, che negli anni «è stato oggetto di comportamenti morbosi, minacciosi ed estremisti».

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