La crisi di Xbox
La console di Microsoft perde mercato e influenza da anni, e la nuova dirigenza non rassicura gli appassionati

Venerdì scorso Phil Spencer, capo di Xbox, ha annunciato che lascerà Microsoft, dove lavorava dal 1988. Nel comunicato ha aggiunto che anche Sarah Bond, presidente di Xbox, lascerà l’azienda. Al posto di Spencer arriverà Asha Sharma, finora a capo di CoreAI, la divisione di Microsoft dedicata ai servizi di intelligenza artificiale.
Questa riorganizzazione avviene in un momento delicato per Xbox, la console per videogiochi di Microsoft nata nel 2001 anche per rispondere al successo di PlayStation 2. I dati del quarto trimestre del 2025 hanno mostrato un calo del 32 percento nelle entrate derivanti dall’hardware per videogiochi, con una flessione complessiva del 9 percento. Anche per questo, l’anno scorso la divisione Xbox aveva già approvato tagli di personale e aumenti di prezzo nel tentativo di migliorare la sua sostenibilità economica.
Tuttavia, la crisi di Xbox è meno legata alla concorrenza di PlayStation e Nintendo e più a una crisi di identità interna, causata da un cambiamento delle priorità di Microsoft. Dal 2014, con l’arrivo di Satya Nadella come CEO, l’azienda ha puntato sempre di più su Azure, la sua divisione di servizi cloud, e sulla vendita di servizi ad abbonamento. Di conseguenza, la vendita di console è diventata un business relativamente marginale, in modo simile a quanto successo con Windows, oggi utilizzato per promuovere servizi come il pacchetto Office e il chatbot Copilot.
Già nel 2019, Spencer disse al sito The Verge che «il business non sta in quante console vendi: il business è quanti giocatori stanno giocando ai giochi che comprano». Uno dei passaggi fondamentali in questa nuova strategia di Microsoft è stato il lancio di Xbox Game Pass, nel 2017. All’epoca, il servizio fu descritto come il «Netflix dei videogiochi», perché permetteva l’accesso a un vasto catalogo di giochi in cambio di un abbonamento mensile. Per rendere l’offerta di Game Pass più ricca, Microsoft investì in una serie di costose acquisizioni nel settore, la più importante delle quali fu, nel 2023, quella di Activision Blizzard, lo sviluppatore ed editore di videogiochi famoso tra gli altri per Call of Duty, per circa 68 miliardi di dollari.
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Nonostante questi investimenti, Game Pass non ha rispettato le aspettative di Microsoft. Dopo un iniziale successo, favorito anche da un’offerta di lancio molto vantaggiosa, i prezzi degli abbonamenti mensili sono cresciuti, ma non il servizio. Nel 2024 l’azienda ha annunciato di aver raggiunto i 34 milioni di iscritti ma da allora ha smesso di aggiornare il dato. Spencer si aspettava di arrivare a 100 milioni di abbonati entro il 2030, un risultato oggi ritenuto improbabile.
Contestualmente alla proposta d’acquisto di Activision Blizzard, fu creata Microsoft Gaming, una nuova divisione per tutte le proprietà videoludiche dell’azienda. Questa decisione contribuì a far perdere peso al marchio Xbox, che divenne uno dei tanti elementi di una strategia più ampia. Ormai l’obiettivo di Microsoft era chiaro: distribuire i suoi giochi su quante più piattaforme possibili, abbandonando l’idea di un ecosistema chiuso. Per questo motivo, negli scorsi anni, molti dei titoli di maggior successo per Xbox, come Age of Empires II, Grounded e Forza Horizon 5, sono stati concessi in licenza a console concorrenti, come PlayStation e Nintendo Switch, privando Xbox di esclusive importanti.
Tutto questo ha portato a quella che l’anno scorso il sito Gizmodo ha definito una «totale crisi di identità» di Xbox, evidente anche in una campagna pubblicitaria del 2024, in cui dispositivi di ogni tipo (come console, PC, smartphone, visori per la realtà virtuale) erano accompagnati dallo slogan: «Questa è una Xbox».

La quota di mercato controllata da Xbox così è calata negli ultimi anni. Oggi Xbox è al terzo posto nella classifica delle console più diffuse, con il 23 percento del mercato, dopo Nintendo e PlayStation (che hanno, rispettivamente, il 27 e il 45 percento). Alla fine del 2025, le vendite di Xbox negli Stati Uniti sono state superate persino da quelle di Nex Playground, una piccola console pensata per famiglie e bambini.
Non è ancora chiaro che direzione darà Asha Sharma a Xbox e, in generale, a Microsoft Gaming. Quel che è certo è che non è una gamer, a differenza di Spencer, e negli ultimi anni si è occupata perlopiù di AI. Ciò nonostante, in una lettera inviata ai dipendenti di Microsoft in questi giorni, ha assicurato di non voler «inondare il nostro ecosistema con sbobba senza un’anima generata con le AI».
Negli ultimi giorni, Sharma ha anche risposto a un post su X che si lamentava della mancanza di titoli esclusivi sulla piattaforma, diminuiti proprio a causa dell’aumento delle concessioni in licenza ai sistemi concorrenti. «Ti capisco», ha risposto all’utente.



