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  • Domenica 22 febbraio 2026

In Iran sono riprese le proteste contro il governo

Per ora sono organizzate soprattutto dagli studenti universitari, e non è ancora chiaro come stia reagendo il regime

La protesta degli studenti fuori dalla Sharif University of Technology di Teheran in un'immagine diffusa da un utente su X
La protesta degli studenti fuori dalla Sharif University of Technology di Teheran in un'immagine diffusa da un utente su X
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Sabato gli studenti di alcune università in Iran hanno ricominciato a manifestare contro il regime del paese. Sono le prime manifestazioni organizzate dopo la violentissima repressione delle proteste di inizio gennaio, durante la quale si stima che il regime abbia ucciso migliaia di persone.

Nelle fotografie e nei video diffusi online si vedono moltissimi studenti vestiti di nero, in segno di lutto, mentre marciano e si radunano nel campus della Sharif University of Technology, un’importante università di scienza e ingegneria della capitale Teheran, cantando slogan antigovernativi. Nelle immagini si vedono anche alcune risse tra gli studenti e i sostenitori del regime. BBC News ha verificato che ci sono stati altri cortei all’Amirkabir University of Technology di Teheran, mentre anche all’università Shahid Beheshti, sempre nella capitale, è stato stato organizzato un sit-in.

Anche a Mashhad, la seconda città più grande dell’Iran, gli studenti hanno cantato alcuni slogan inneggiando alla libertà. Nel corso della giornata di sabato sono state segnalate manifestazioni anche in altre zone del paese. Non è chiaro se qualche manifestante sia stato arrestato: gli studenti dell’Amirkabir University hanno riferito su Telegram di alcuni arresti, mentre l’agenzia di stampa Tasnim, controllata dal corpo militare dei Guardiani della rivoluzione, ha negato che ce ne siano stati.

Le proteste di gennaio erano iniziate nel mercato centrale di Teheran, a causa della disastrosa situazione dell’economia iraniana, ma presto si erano estese a decine di università ed erano diventate proteste contro il regime guidato da Ali Khamenei. Erano state le proteste più grandi da quelle che avevano portato alla nascita del regime, nel 1979.

Il regime aveva represso le proteste con uccisioni di massa e brutalità senza precedenti. Durante le giornate di repressione più violenta, le forze di sicurezza erano entrate negli ospedali e avevano ucciso i manifestanti rimasti feriti o li avevano staccati dai macchinari per la rianimazione. Nei giorni successivi avevano compiuto ritorsioni anche contro i medici e i membri del personale sanitario che li avevano curati.

Giovedì il presidente statunitense Donald Trump, dopo che nelle scorse settimane aveva spostato attorno all’Iran uno schieramento di forze aeronavali, è tornato a minacciare un intervento militare degli Stati Uniti contro il regime iraniano. Lo dice da mesi, sostenendo di volerlo fare in sostegno delle grandi proteste avvenute a gennaio, ma soprattutto per mettere fine al programma nucleare iraniano. Nel frattempo, però, Iran e Stati Uniti avevano anche iniziato a negoziare per trovare un accordo; le trattative però sono in una fase di stallo e un attacco statunitense contro l’Iran è ritenuto sempre più probabile.