Trump dovrà rimborsare i dazi alle aziende statunitensi?
È una domanda che sarà centrale nelle prossime settimane: il governo rischia di rimetterci diversi miliardi di dollari

La sentenza con cui la Corte Suprema statunitense ha giudicato illegali i dazi commerciali imposti da Donald Trump a mezzo mondo sta spingendo molte aziende statunitensi a chiedersi se il governo degli Stati Uniti le risarcirà per i soldi spesi negli ultimi mesi proprio per coprire i costi aggiuntivi resi necessari dai dazi. Nelle prossime settimane sarà verosimilmente una questione centrale nel dibattito politico statunitense.
I dazi sono un’imposta che viene pagata dalle aziende statunitensi per importare merce dall’estero. Sono uno strumento che il governo utilizza per scoraggiare le aziende del proprio paese a importare prodotti dall’estero, che siano materie prime o prodotti finiti. Quando però un’azienda non può fare a meno di importare certe cose – per esempio un grossista di vini pregiati, o una ditta che ha bisogno di grandi quantità di plastica – è costretta a pagare il dazio pur di rimanere in piedi. A quel punto deve decidere se coprire il costo del dazio con fondi dal proprio bilancio, oppure scaricare l’imposta sul consumatore, aumentando il prezzo finale.
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In ogni caso, dall’inizio del secondo mandato di Trump moltissime aziende hanno dovuto sostenere questi costi. Circolano moltissimi calcoli su quanto abbiano speso in più le aziende statunitensi per coprire i dazi: qualcuno dice 115 miliardi di dollari (circa 100 miliardi di euro), altri 175, e girano stime ancora più alte.
Nella sua sentenza la Corte Suprema non ha indicato se il governo statunitense dovrà effettivamente risarcire le aziende che in questi mesi hanno coperto il costo dei dazi: dato che sono stati illegittimi, a logica il governo statunitense non doveva nemmeno richiederli. La decisione sarà verosimilmente affidata ai tribunali inferiori. Alcune aziende peraltro avevano iniziato a muoversi per chiedere i rimborsi già negli scorsi mesi, prima della sentenza: è quindi probabile che a breve avanzeranno le prime richieste.
Durante la conferenza stampa nella quale ha commentato la sentenza, a Trump è stato chiesto ripetutamente se la sua amministrazione erogherà dei rimborsi. Lui non ha mai risposto chiaramente.
Nei mesi scorsi i dazi avevano messo in difficoltà soprattutto le piccole e medie aziende, cioè quelle col margine inferiore sui propri guadagni e una minore disponibilità di cassa per coprire nuove imposte; eppure proprio le aziende più piccole saranno quelle che avranno più difficoltà ad accedere ai rimborsi, se anche il governo statunitense si dicesse disponibile a erogarli. Le procedure per richiederli infatti richiedono vari passaggi burocratici, l’aiuto di commercialisti e avvocati, e insomma tutta una serie di risorse di cui solitamente le aziende con pochi dipendenti non dispongono.
Le richieste andranno indirizzate al dipartimento del Tesoro, che comunque non dovrebbe avere particolari problemi a coprire i rimborsi, anche in caso di cifre molto alte. Reuters scrive che in base a una pianificazione che precede la sentenza della Corte Suprema, il dipartimento del Tesoro aveva già in programma di avere per fine marzo una liquidità (cioè soldi disponibili per esigenze di cassa) per circa 850 miliardi di dollari.
Sembra che i Democratici si stiano muovendo per intestarsi la campagna politica per chiedere i rimborsi dei dazi. Il governatore dell’Illinois JB Pritzker, fra i leader Democratici più in vista negli ultimi tempi, ha quantificato i danni per le famiglie dell’Illinois in 1.700 dollari per ciascuna famiglia (per via dell’aumento dei prezzi), e ha chiesto a Trump un risarcimento complessivo di 8,6 miliardi di dollari.



