È morto il bambino che aveva subìto un trapianto di cuore sbagliato a Napoli
Era ricoverato da quasi due mesi dopo gli errori commessi durante l'operazione, ma negli ultimi giorni le sue condizioni si erano aggravate

Sabato mattina è morto il bambino di due anni e mezzo che a fine dicembre aveva subìto un’operazione di trapianto di cuore sbagliata all’ospedale Monaldi di Napoli, dove si trovava ricoverato da 50 giorni. Le sue condizioni erano molto gravi da giorni, ed erano peggiorate venerdì sera. Il bambino si trovava da tempo in coma farmacologico. La procura aveva aperto un’inchiesta su sei persone tra medici e infermieri coinvolti nell’operazione: ora l’accusa di lesioni gravissime sarà molto probabilmente riformulata in omicidio colposo.
L’operazione era avvenuta lo scorso 23 dicembre, ma soltanto a inizio febbraio, un mese e mezzo dopo, i genitori avevano saputo che il cuore trapiantato al figlio era stato danneggiato in modo irrimediabile prima ancora di entrare in sala operatoria.
Il bambino stava aspettando un nuovo cuore da poco dopo la nascita, quando i medici gli avevano diagnosticato una cardiomiopatia, una grave malformazione cardiaca che riduce l’efficienza del cuore. Fino al trapianto aveva vissuto a casa con i genitori grazie a una terapia farmacologica. A dicembre il cuore era stato trovato, grazie alla donazione concessa dai genitori di un bambino morto a dicembre.
Un gruppo di chirurghi del Monaldi aveva raggiunto Bolzano e aveva prelevato il cuore dal donatore, lo aveva inserito come da protocollo in tre sacchetti sterili e messo in un contenitore apposito a una temperatura di 4 gradi. Le procedure prevedono di tenerlo freddo con del normale ghiaccio tritato, non a contatto diretto con l’organo. Secondo quanto è stato possibile ricostruire finora, il trasporto era stato fatto con ghiaccio secco, ovvero anidride carbonica allo stato solido, che raggiungendo una temperatura di circa -78 °C aveva danneggiato irrimediabilmente il cuore, provocandogli lesioni.
L’inchiesta dovrà chiarire come mai all’ospedale Monaldi l’operazione sia andata avanti nonostante la presenza delle lesioni. Il protocollo stabilisce che se l’organo non è perfettamente integro il trapianto non può essere eseguito.
Inizialmente i medici avevano detto ai genitori che l’operazione era andata male e che sarebbe stato necessario un nuovo trapianto. Per questo il bambino era stato collegato a una macchina chiamata ECMO, che sostituisce il cuore grazie alla circolazione extracorporea del sangue.
Negli ultimi giorni il bambino era stato rimesso nelle prime posizioni della lista d’attesa per il trapianto. Quando al centro nazionale trapianti era arrivata la disponibilità di un nuovo cuore compatibile, quattro esperti erano stati convocati a Napoli per capire se il bambino avrebbe potuto sostenere un’altra operazione molto complessa e dunque ricevere un cuore nuovo.
I quattro esperti avevano valutato che non sarebbe stato opportuno fare un nuovo trapianto per via delle condizioni di salute ormai compromesse. L’ospedale Monaldi aveva quindi deciso di non fare un nuovo trapianto, limitando le terapie non più utili e in questo modo evitare l’accanimento terapeutico.
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