Da dove viene e dove sta andando il pilates

Una disciplina inventata un secolo fa in una prigione di guerra è oggi una delle più apprezzate e di moda, con e senza quel grosso macchinario

(Getty Images)
(Getty Images)
Caricamento player

Nel 2022 sul red carpet del Met Gala la modella statunitense Lori Harvey indossò un abito nero di Michael Kors con una grossa apertura frontale che metteva in evidenza i suoi addominali particolarmente definiti. Quando le fu chiesto come avesse fatto a ottenerli, Harvey disse: «È stato il pilates: mi ha cambiato la vita».

La breve clip di quella risposta diventò virale su TikTok e sugli altri social network, e come spesso accade quando una celebrità rivela qualcosa della sua routine sportiva, circolarono moltissimi video in cui le persone, specialmente giovani donne, provavano a imitare i suoi allenamenti di pilates per ottenere gli stessi notevoli risultati.

Fino a qualche anno fa il pilates era un’attività a cui si dedicava soprattutto la nicchia elitaria delle celebrità di Hollywood, e in generale delle donne americane ricche che frequentano piccole palestre esclusive. Negli ultimi anni la situazione è cambiata parecchio e il pilates si è diffuso sempre di più: secondo Women’s Health negli Stati Uniti oggi lo praticano 13 milioni di persone. Nel 2019 erano poco più di 9 milioni.

L’ultima evoluzione è il Reformer pilates, la versione che si esegue su un grosso macchinario mobile, ma quella più classica, per cui serve solo un tappetino, ormai si trova anche nelle palestre commerciali delle città europee più piccole. È insomma una delle discipline sportive più in voga del momento, anche se la sua diffusione così capillare ne ha in parte intaccato le caratteristiche originarie.

– Leggi anche: L’innamoramento dei trentenni per la corsa

Le storie sull’origine di questo metodo di allenamento sono diverse, ma quello che si sa di per certo è che prende il nome dal suo inventore, Joseph Hubertus Pilates, un ginnasta, culturista, pugile e artista circense tedesco. Una delle versioni più conosciute racconta che Pilates fu incarcerato sull’isola di Man, nel Regno Unito, durante la Prima guerra mondiale, e inventò un nuovo metodo di fare esercizio sulle brande e con attrezzi di fortuna, ispirandosi agli stiramenti dei gatti che bazzicavano il cortile della prigione.

Quando fu liberato, Pilates si trasferì a New York e nel 1926 aprì una piccola palestra che cominciò a essere frequentata dai ballerini e dalle ballerine che volevano rafforzare i muscoli posturali e soprattutto prevenire gli infortuni. La clientela si allargò poi anche alle persone meno atletiche e con lavori più sedentari, che trovavano beneficio negli esercizi di “Contrology” sul “Reformer”, rispettivamente il modo in cui Pilates aveva deciso di chiamare il suo metodo e uno dei macchinari che aveva inventato per praticarlo. Si trattava di una struttura mobile montata su una rotaia e dotata di sistemi di molle, cinghie e barre su cui appoggiarsi per eseguire gli esercizi.

Joseph Pilates che allena una delle sue clienti della palestra, 4 ottobre 1961, New York. (Photo by I.C. Rapoport/Getty Images)

– Leggi anche: Forse diamo troppa importanza alla “buona postura”

I concetti alla base del metodo di Pilates, cioè il rafforzamento del corpo, la consapevolezza del movimento, l’importanza della respirazione, e l’attenzione al lavoro sul “core” – l’insieme dei muscoli dell’addome, quelli della zona lombare e gli altri che garantiscono stabilità al corpo – oggi sono molto diffusi e riconosciuti, ma per il tempo erano considerati anticonvenzionali. Inoltre, la vicinanza di alcuni di questi aspetti con alcuni capisaldi dello yoga ha contribuito nel tempo ad alimentare una certa confusione con la pratica originaria dell’India: tuttavia lo yoga, diversamente dal pilates, ha una storia millenaria e una dimensione filosofica e spirituale che va ben oltre l’esercizio fisico.

Oltre a ricevere clienti nella sua palestra, Pilates scrisse due libri sul suo metodo e formò degli allievi, che dopo la sua morte nel 1967 aprirono a loro volta degli studi negli Stati Uniti. Fu poi negli anni Novanta che molte celebrità americane – Madonna, tra le altre – e istruttrici con popolari programmi TV e corsi in DVD come Mari Winsor contribuirono al ritorno della disciplina come metodo efficace, seppur alternativo ad attività più popolari al tempo come l’aerobica, lo step e il jogging.

È anche in questo periodo di grande ossessione per la forma fisica – di tutti, uomini e donne, partita dagli Stai Uniti con la “cultura del fitness”– che il pilates ha cominciato a essere associato alla concezione di disciplina sportiva particolarmente adatta al corpo femminile: veniva infatti consigliata alle donne perché, si diceva, capace di rassodare e “scolpire” i muscoli senza ingrandirli, quindi in linea con lo standard tradizionale di magrezza tonica, atletica ma non troppo mascolina.

Quella rappresentazione del pilates esiste ancora oggi, ed è quella che negli ultimi anni si è concretizzata nelle mode e consolidata nei trend partiti dai social network come quello della “clean girl”, un ideale di bellezza e di stile di vita fortemente legato alla cura di sé, alla disciplina del corpo e a pratiche considerate eleganti, controllate e armoniose tra cui, appunto, il pilates. La celebrità che più di tutte incarna questo modello è Dua Lipa, che alla fine del 2025 ha co-fondato un’azienda di macchinari reformer.

La dimensione legata ai social network ha reso il pilates molto visibile e riconoscibile, ha contribuito alla sua diffusione oltre la nicchia specialistica di attività alternativa in cui era nato, e in un certo senso a snaturarlo. Gli insegnanti più tradizionalisti, che insegnano pilates da molti anni prima che diventasse popolare in tutto il mondo, criticano soprattutto il fatto che la diffusione di contenuti online di dubbia provenienza possano influenzare il modo in cui le persone approcciano la disciplina, e accusano le influencer non qualificate di trasmettere trasmettere ideali di fisicità che non corrispondono agli obiettivi del pilates, che hanno più a che fare con l’idea di sentirsi forti e in salute.

Naturalmente però a praticarlo non sono soltanto giovani donne, ma persone di età e necessità molto diverse, grazie al fatto che è una disciplina a basso impatto – non prevede salti o carichi sulle articolazioni – e facilmente adattabile a tutti i livelli e a tutte le esigenze di allenamento.

Il pilates viene utilizzato per esempio in ambito riabilitativo per applicare i benefici dell’attività fisica a problemi specifici di un paziente a causa di una malattia o di un trauma. Inoltre è preso in prestito da molti professionisti nel campo della salute e del benessere mentale, come gli psicologi, come strumento integrativo nel percorso psicoterapeutico. È considerato poi ottimo per l’allenamento del pavimento pelvico in gravidanza e per migliorare la mobilità, la flessibilità e l’equilibrio negli anziani.

Una corso settimanale di pilates per uomini tra i 50 e gli 80 anni alla moschea di Bradford, nel Regno Unito, 5 febbraio 2026. (Loannis Alexopoulos/Anadolu via Getty Images)

Il pilates che si è diffuso di più negli ultimi anni è la versione “matwork”, cioè quello eseguito a corpo libero sul tappetino: il motivo è che l’attrezzatura è minima, e quindi nelle palestre possono essere organizzate classi molto grandi di persone che si allenano insieme. Al contrario il “reformer pilates”, la versione più in voga negli ultimi anni, per cui serve il macchinario inventato da Joseph Pilates, è molto più costoso.

I motivi sono due: il macchinario reformer è piuttosto caro – un buon reformer può costare anche quattro o cinquemila euro – e le palestre che sono specializzate in pilates tendenzialmente organizzano classi molto piccole, di massimo 4 o 5 persone, per poter seguire meglio i clienti.

– Leggi anche: La zumba fu inventata un po’ per caso