Storia dell’atleta più vincente delle Olimpiadi invernali
Johannes Klaebo, che a Milano Cortina ha già vinto cinque ori, non era il più talentuoso da giovane e ha fatto una vita di rinunce da adulto

Johannes Hoesflot Klaebo ha 29 anni ed è il miglior fondista al mondo, forse già ora il migliore di sempre. Di certo è l’atleta ad aver vinto più medaglie d’oro nella storia delle Olimpiadi invernali: è a dieci, cinque delle quali vinte negli ultimi giorni. Potrebbe pure vincerne una sesta nella 50 km di fondo, il corrispettivo invernale della maratona.
L’eccezionalità di Klaebo non sta però solo nei numeri, in parte influenzati dal fatto che in certi sport (e il fondo è tra questi) si possono vincere più medaglie nelle stesse Olimpiadi, mentre in altri le occasioni sono meno. L’eccezionalità di Klaebo sta nel modo in cui risulta dominante, in come riesca a dare l’idea di essere imbattibile, di fare una gara diversa dagli altri, il tutto lasciando l’impressione che faccia meno fatica di loro.
Eppure Klaebo non è stato un predestinato, uno che già da ragazzino sembrava poter diventare il più forte al mondo. Il suo talento e il suo dominio sono in parte il risultato di sacrifici estremi, forse pure troppo, e solo in parte conseguenza di un dono naturale, di un’attitudine innata per il suo sport. Per chi segue poco lo sci di fondo, quando si parla di lui capita già da tempo che vengano evocati il ciclista sloveno Tadej Pogacar per il senso di ineluttabilità del suo vincere, il velocista giamaicano Usain Bolt per il suo livello di dominio e l’intensità dei suoi sprint, e il nuotatore statunitense Michael Phelps, l’unico ad aver vinto più medaglie d’oro di lui in tutta la storia olimpica.

Klaebo, l’8 febbraio a Tesero e più dietro – molto dietro – tutti gli altri (AP Photo/Evgeniy Maloletka)
Klaebo è nato a Oslo nel 1996, ma nel 2001 i genitori andarono a vivere circa 500 chilometri più a nord, a Trondheim, per stare più vicino ai nonni e più a contatto con la natura. Iniziò a fare sci di fondo – uno sport piuttosto comune, in Norvegia – da piccolissimo, dato che gliene regalarono un paio quando aveva due anni. «Me li regalò mio nonno e pensavo fossero nuovi, ma in realtà erano già stati usati da mio cugino», ha raccontato lui qualche mese fa. Il nonno è Kare Hosflot: ha 83 anni ma è ancora tra chi allena il nipote, che ne parla come del suo mentore e del suo migliore amico, colui che gli ha «aperto le porte e mostrato la strada nello sport e nella vita».
Per anni Klaebo fu solo un ragazzo portato per il fondo, con un buon senso dell’equilibrio, non uno destinato a dominarlo, ristabilendone i record e modificandone i princìpi tecnici. «A 14 anni non c’erano indizi del fatto che sarebbe diventato quel che è ora» ha raccontato a The Athletic il suo allenatore di allora: «Era uno tra tanti». A 15 anni Klaebo arrivò 18° su 25 ragazzi in test di velocità sui 60 metri.
Era però un ragazzo determinato, ha detto l’allenatore. Perché pur non essendo il migliore in nulla, era quello che riusciva a migliorarsi di più, che ci teneva di più.
Già prima dei vent’anni, grazie a una crescita muscolare e al suo impegno, Klaebo iniziò a vincere con costanza, senza più fermarsi. Ha vinto oltre 100 gare in Coppa del Mondo, cinque volte la Coppa del Mondo generale, sette volte quella di Sprint, 12 medaglie (per ora) in tre Olimpiadi (di cui 10 d’oro) e 18 (di cui 15 d’oro) in cinque Mondiali.
Soprattutto, ai Mondiali di marzo del 2025 – organizzati a Trondheim, dove è cresciuto – Klaebo vinse 6 ori su 6 gare. Individuali o di squadra; a tecnica classica, tecnica libera o in skiathlon (che prevede di fare prima una e poi l’altra nella stessa gara); in gare sprint da pochi minuti o nella 50 km, che dura due ore. Partecipò a tutte le gare presenti nel programma, vincendole tutte.

Klaebo a Trondheim nel 2025. Sì, quello è il pubblico, anzi parte del pubblico, di una gara di sci di fondo in Norvegia (Lars Baron/Getty Images)
Alle Olimpiadi di Milano Cortina sta rifacendo lo stesso: gli manca solo una vittoria – meno scontata di altre – nella 50 km di sabato, che sarà in tecnica classica.
Klaebo è eccezionale nel suo senso per gli sci, nell’estetica, nell’efficacia e nell’economia di movimenti del suo sciare. Unisce una naturalezza rara sugli sci di fondo (sport in cui non bastano forza o resistenza, e nel quale la tecnica è fondamentale) ad anni di non comune dedizione allo sport: alla parte tecnica tanto quanto a quella atletica.
Tra chi segue il fondo è noto il Klaebo-kliv, un termine norvegese per indicare il tipo di movimento che, di fatto, solo lui riesce a fare. È un modo di correre in salita (in inglese si parla proprio di Klaebo-run) che lo rende più efficace e veloce grazie a una altissima intensità di movimenti.
Nella salita principale delle gare olimpiche di Tesero, che qualcuno ha preso a chiamare “Klaebo climb” (la salita Klaebo), Klaebo ha sciato in salita, su pendenze in doppia cifra, a quasi venti chilometri orari, con un passo di circa tre minuti al chilometro, che la maggior parte delle persone faticherebbe a tenere di corsa, in pianura.
Altri hanno provato a replicare questa tecnica, ma nessuno riesce a usarla come lui. Perché fare come lui implica avere un’intensità di movimenti, una cadenza di gesti, una padronanza tecnica e una capacità di resistenza a quel tipo di sforzo che per altri è semplicemente impossibile. È quasi come se Klaebo potesse “mettere il turbo” in momenti decisivi, e gli altri invece no.
Ma Klaebo non ha vinto tutto quello che ha vinto solo per il Klaebo-kliv. Ci sono dietro anni di sacrifici. Soprattutto da dopo la pandemia è diventato maniacale nel modo in cui si allena; ascetico nel suo stile di vita e quasi eremitico nel suo volersi isolare da tutto e tutti, perfino dalla sua compagna. Da qualche stagione passa diversi mesi in Utah, negli Stati Uniti: perché lì non lo riconoscono (mentre in Norvegia è molto famoso), e perché così non ha grandi distrazioni dall’allenamento.
Dopo i Mondiali del 2025 di Trondheim disse: «È come se avessi messo in pausa la mia vita sociale per un anno per raggiungere ciò che ho raggiunto». Nell’ultimo anno è stato un po’ meno drastico, un po’ meno esigente con se stesso. Ha detto di essersi reso conto di aver esagerato, prima dei Mondiali, e che a livello mentale si stava facendo del male.
Klaebo è peraltro una persona più sfaccettata del semplice atleta-che-si-allena-e-basta. Anche durante le Olimpiadi, finora il punto massimo della sua carriera, dove sta facendo cose che nessuno aveva mai fatto prima, nelle conferenze e nelle interviste tra una gara è l’altra è stato disponibile, relativamente loquace e simpatico.

Klaebo con una delle sue medaglie, il 13 febbraio a Tesero (AP Photo/Matthias Schrader)
Ha per esempio scherzato con il compagno di squadra e di allenamento Emil Iversen. «Ho portato in squadra questo clown» ha detto Klaebo di Iversen, «così ci siamo divertiti, e mentalmente quest’anno è stato molto migliore rispetto ai precedenti».
Dal 2017 al 2025 Klaebo ha inoltre gestito un canale YouTube molto vivace e seguito, ora in pausa. Il canale ha quasi 300 video caricati e più di 125mila iscritti, che si aggiungono alle quasi 600mila persone che lo seguono su Instagram. È un canale di quelli che fino a qualche anno fa si chiamavano “vlog”: racconti in prima persona, relativamente senza filtri, della sua vita e dei suoi allenamenti.
A fine 2025 è uscito inoltre un film su di lui, girato dal fratello Ola Hoesflot Klaebo. Intanto, in Norvegia, le sue gare hanno picchi di share superiori al 90 per cento.



