Sono stati sgomberati gli ultimi abitanti del “grattacielo” di Ferrara

Giovedì mattina sono state sgomberate le ultime 300 persone delle circa 500 che abitavano nel cosiddetto “grattacielo” di Ferrara, un complesso di tre torri vicino alla stazione. Si tratta di uno dei più grossi sgomberi decisi negli ultimi anni in Italia. L’ordinanza era stata firmata dal sindaco leghista Alan Fabbri, dopo che la torre B era stata dichiarata inagibile a causa di un incendio avvenuto l’11 gennaio, e dopo che i vigili del fuoco avevano giudicato gli impianti antincendio delle altre due torri non a norma. Le circa 200 persone che abitavano nella prima torre erano già state sgomberate, quelle di giovedì hanno lasciato le altre due torri, A e C.
Il Partito Democratico ha presentato un’interrogazione parlamentare sul caso, sostenendo che il comune non abbia offerto sufficiente supporto alle persone sgomberate, che hanno dovuto trovare da sole un’altra sistemazione. Molti si sono trasferiti da amici, parenti o in spazi offerti dalle associazioni. Il comune ha messo a disposizione strutture di accoglienza solo per i nuclei familiari definiti fragili, cioè con anziani e persone con disabilità. Il sindaco ha sostenuto che, essendo gli appartamenti del “grattacielo” di proprietà di privati, non spetti all’amministrazione trovare una soluzione per le persone che ci abitavano.
Il grattacielo è un insieme di palazzi piuttosto malmessi, abitati in gran parte da persone straniere. È da anni al centro di diverse polemiche, alimentate soprattutto dalla destra, che lo considera un luogo di degrado e insicurezza.
– Leggi anche: A Ferrara il comune ha sgomberato 500 persone, e se n’è lavato le mani


