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  • Domenica 1 febbraio 2026

La lunga storia dell’omicidio nella fonderia

Nell'ottobre del 2015 un uomo scomparve a Marcheno, in provincia di Brescia: il processo stabilì che era stato ucciso e il suo corpo gettato in un forno di fusione

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Il 27 aprile 2022 il corpo di un maialino i 13 chili fu inserito nel forno fusorio di una fonderia di Provaglio d’Iseo, nel bresciano. Si trattava di un esperimento giudiziario in scala: lo scopo era capire che cosa accade a un corpo sottoposto a una temperatura di 900 gradi. L’esperimento era stato ordinato dal presidente della Corte d’assise del tribunale di Brescia che in quei giorni stava processando un uomo accusato di aver ucciso lo zio e di averne distrutto il corpo.

Mario Bozzoli era scomparso l’8 ottobre 2015 alla fine di una giornata di lavoro nello stabilimento di cui era comproprietario insieme al fratello, a Marcheno. Le due nuove puntate di Indagini raccontano la vicenda, le indagini lunghe e complesse che dovevano dimostrare innanzitutto che, in assenza di un corpo e quindi letteralmente del corpo del reato, ci fosse stato realmente un omicidio. Ci furono tesi contrastanti sulla possibilità che il cadavere di Mario Bozzoli fosse stato eliminato nel forno della sua azienda. Questa possibilità fu prima considerata l’ipotesi più plausibile, poi scartata, poi di nuovo, a processo in corso, ritenuta l’unica possibile. Imputato nel processo fu Giacomo Bozzoli, il nipote della persona scomparsa.

Quella di Marcheno è anche la storia di un procuratore generale che esautorò di fatto il pubblico ministero avocando a sé le indagini e di una giuria che, nella sentenza, parlò di «sforzo degli inquirenti  spesso dissipato nella raccolta di elementi infruttuosi, che hanno dato vita ad un crogiolo di materiale frammentario in cui sono confluiti “chiacchiericci”, “congetture”, “pourparler”, “stupidaggini tra amici”, cattivi ricordi, rancori, verità sussurrate a mezza voce, rigurgiti di coscienza ad effetto ritardato, improbabili avvistamenti e abbagli acustici».