Luigi Mangione non potrà essere condannato a morte nel processo federale in cui è imputato

(Star Max/Getty)
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Venerdì la giudice federale Margaret Garnett ha respinto due delle quattro accuse federali contro Luigi Mangione, fra cui quella per cui rischiava la pena di morte. Mangione è stato arrestato a dicembre del 2024 per l’omicidio di Brian Thompson, amministratore delegato dell’azienda statunitense di assicurazioni mediche UnitedHealthcare. Ora è imputato in due diversi processi: uno federale (a cui fa riferimento la decisione della giudice) che inizierà a ottobre e uno statale, per cui non è ancora stata fissata una data.

Le accuse federali contro Mangione erano omicidio mediante l’uso di un’arma da fuoco (l’unica a prevedere la pena di morte), uso di armi da fuoco durante un reato violento e due capi di imputazione per stalking. Garnett ha respinto le prime due perché la legge statunitense prevede che, affinché queste fattispecie di reato si realizzino, devono essere commesse mentre è in corso un altro «reato violento». I procuratori del dipartimento di Giustizia avevano indicato come reato violento lo stalking, che però secondo la giudice non può essere considerato tale. Ora Mangione a livello federale è accusato solo di stalking, mentre a livello statale è imputato a New York di omicidio e altri reati legati alle armi e ai documenti falsi.

Negli Stati Uniti i reati possono essere perseguiti dalla giustizia federale o da quella dei singoli stati, in base alle loro caratteristiche: nel caso di Mangione non era possibile accusarlo direttamente di omicidio a livello federale perché il reato non risponde ai requisiti necessari (ad esempio il coinvolgimento di proprietà del governo federale). Per questo i procuratori del dipartimento di Giustizia lo avevano accusato di un reato diverso: omicidio mediante l’uso di un’arma da fuoco combinato a un reato violento, appunto.

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