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  • Giovedì 29 gennaio 2026

Una settimana dopo il ciclone Harry

Reportage fotografico dalla costa siciliana, da Catania a Furci Siculo, tra lungomari e pezzi di strade che non esistono più

di Angelo Mastrandrea, foto di Alessandro Sala

Un parco giochi distrutto sul lungomare di Catania, 28 gennaio (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)
Un parco giochi distrutto sul lungomare di Catania, 28 gennaio (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

Il passaggio del ciclone Harry ha provocato danni enormi lungo la costa ionica siciliana, tra Catania e Messina. La mareggiata, cominciata la notte del 21 gennaio e durata tre giorni, ha spazzato via interi pezzi di lungomare, portandosi via strade, marciapiedi e piste ciclabili appena costruite, e sradicando i pilastri di cemento armato che le sostenevano.

Il lungomare di Catania, 28 gennaio. La mareggiata ha divelto le protezioni e un pezzo di marciapiede è crollato  (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

L’impeto dell’acqua ha distrutto decine di stabilimenti balneari, bar, ristoranti e parchi con i giochi per i bambini, divelto le scalette in pietra lavica costruite tra le scogliere, e piegato le recinzioni che chiudevano l’accesso alle spiagge in concessione. Ha rotto le protezioni dei porticcioli, affondando barche e pescherecci, e danneggiato la linea ferroviaria, che è stata sospesa.

Gli infissi e le verande delle abitazioni sono state sfondate, i pianterreni e i seminterrati si sono allagati. Le case più vicine al mare, che in alcuni casi erano state costruite sulla sabbia, sono state distrutte. Il governo finora ha stanziato 100 milioni di euro, da dividere con Calabria e Sardegna, le altre due regioni colpite dal ciclone Harry.

Tutti i racconti delle persone incontrate dal Post lungo i circa cento chilometri di costa tra Catania e Messina hanno detto di non aver mai visto una mareggiata così forte. La Protezione Civile regionale ha stimato più di 700 milioni di danni diretti, cioè che riguardano solo le strutture da ricostruire. Non vi rientrano, per esempio, le decine di barche e pescherecci dei pescatori che sono andate perdute. Nel porto di Ognina, a Catania, sono state distrutte le imbarcazioni più piccole, mentre quelle più grandi si sono salvate. In un molo turistico privato invece le barche sono finite accatastate le une sulle altre.

Nel porto di Ognina, a Catania, le onde hanno sollevato enormi massi, scaraventandoli al di là della diga. Un molo è stato danneggiato, ma le barriere in generale hanno tenuto abbastanza bene, proteggendo le barche. 28 gennaio (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

Sul lungomare di Catania la mareggiata ha divelto le protezioni e un pezzo di marciapiede è crollato. Nella piazza intitolata a Franco Battiato un chiosco è accartocciato e diversi giochi per i bambini sono distrutti. Il comune ha stimato 120 milioni di euro di danni.

Lungo la strada che da Catania porta ad Aci Castello, verso nord, ci sono molti  stabilimenti balneari, bar e ristoranti sulle scogliere. Le onde hanno abbattuto le barriere in legno messe dai gestori per proteggere le strutture e hanno distrutto gli stabilimenti.

I danni a un beach club di Aci Castello, 28 gennaio (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

Il seminterrato di un palazzo distrutto ad Aci Trezza, 28 gennaio (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

Ad Aci Trezza il mare ha invaso le strade del borgo. La mareggiata ha distrutto i banchi del mercato del pesce e devastato i pianterreni, i piani interrati e alcuni garage costruiti sotto il livello della strada. Alcuni operai stanno ripulendo Villa Fortuna, di fronte ai faraglioni, dove c’erano un ufficio di informazioni turistiche e un ecomuseo. Davanti a un palazzo sventrato dalle onde ci sono lavori in corso. Tra le macerie, vicino a un cartello che pubblicizza b&b e case vacanza, qualcuno ha piantato una bandiera tricolore e ha affisso un cartello con un QR code e la scritta «aiutateci a rialzarci».

Sul lungomare di Riposto hanno resistito alla mareggiata solo alcuni alberi, 28 gennaio (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

All’ingresso di Riposto c’è un lungo tratto di lungomare senza stabilimenti balneari. C’è una stretta lingua di spiaggia, una strada in parte crollata per la mareggiata e al di là una fila di casette basse che non hanno subìto grandi danni. Più avanti, il corso principale è chiuso al traffico. L’acqua è entrata per almeno 200 metri attraverso i vicoli e ha allagato case e negozi, sfondando le vetrate.

I danni a Riposto, 28 gennaio (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

Francesca Macrì nella sua casa danneggiata a Riposto. Ci abitava da trent’anni, con suo figlio e il compagno. Ha un ingresso condiviso con un’altra abitazione, anch’essa distrutta, una cucina buia da cui si accede a una piccola camera da letto con un soppalco metallico, dove sono poggiati i letti. Il bagno era stato ricavato su un terrazzino all’esterno: è stato distrutto dalle onde ed è rimasta solo la tazza. Macrì dice che non è riuscita a salvare nulla perché è dovuta scappare di corsa. Dice che era abituata ad avere il mare mosso alle porte di casa, ma non si aspettava una mareggiata come questa. Ora lei, il figlio e il compagno hanno trovato ospitalità da parenti, separatamente. 28 gennaio (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

In paese dicono che c’erano stati altri allagamenti, ma sempre per le piogge e non per le mareggiate. Fino a una settimana fa avevano più paura dell’acqua che scende dai monti che di quella che hanno di fronte, a pochi metri. Per questo molte case sono state costruite davanti al mare, spesso sulla sabbia. Non c’è nemmeno bisogno di chiedere se sono abusive. Sono case molto piccole, una attaccata all’altra, che chiudono la vista del mare. Per ricavare spazi e posti per dormire i proprietari hanno costruito soppalchi, terrazze, verande e bagni esterni a pochi metri dal mare. Le onde hanno spazzato via tutto.

Anche a Mascali molte case erano costruite sulla sabbia. Qualcuna si trovava a pochissimi metri dal mare. Sono state completamente distrutte. 28 gennaio (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

Una casa con seminterrato abitabile sulla spiaggia di Fondachello e le finestre al livello della sabbia, 28 gennaio (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

A Fondachello le case non solo sono costruite sulla spiaggia, ma hanno seminterrati sotto il livello del mare. Qualcuno ha pure recintato un pezzo di spiaggia per ricavare un parcheggio per la sua auto.

Il lido Tobogan di Giardini Naxos è stato uno dei primi parchi acquatici costruiti in Italia, negli anni Ottanta. Il parco si trova in una zona poco abitata, davanti al mare, e d’estate è molto frequentato. 28 gennaio (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

La via per arrivare al Tobogan, un lido con scivoli d’acqua a Giardini Naxos, non esiste più. Ora è diventata tutta spiaggia e per arrivarci bisogna seguire un tratto sterrato dalle ruspe che stanno lavorando per risistemare l’area. La mareggiata ha distrutto gli scivoli per i bambini, il ristorante con le cucine e i magazzini. Il proprietario Agatino Caruso dice che è la terza volta che una mareggiata gli distrugge tutto: la prima volta è stata nel 1990, la seconda nel 2003, ma «questa è stata la peggiore», bisogna ricostruire tutto. La sua stima a spanne è di 500mila euro di danni, anche se ancora non sa quante sdraio e lettini, depositati in un magazzino distrutto, siano stati portati via dal mare.

Agatino Caruso (detto Tino), nel ristorante distrutto del lido Tobogan, 28 gennaio. Visto che nel 2027 la sua concessione dovrebbe essere messa a gara, dice che non sa se gli conviene risistemare lo stabilimento, cosa che in realtà sta facendo. Nel frattempo sta ricevendo chiamate da clienti anche stranieri che vogliono contribuire per pagare i lavori di ristrutturazione  (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

All’imbocco del lungomare di Santa Teresa di Riva un cartello dice che la spiaggia e il lungomare appena rifatto sono “bandiera blu”, un riconoscimento che una fondazione internazionale assegna alle spiagge con maggiore attenzione verso l’ambiente. C’è una foto del lungomare e la scritta «voi siete qui». Il lungomare però non c’è più: la mareggiata ha divelto la pista ciclabile, si è portata via la strada e ha spostato interi pilastri di cemento armato, che ora sono disseminati lungo la spiaggia. Una fermata del bus è stata divelta, ci sono voragini ovunque e una rotonda sul mare è sprofondata. Solo alcuni alberi piantati lungo la strada hanno resistito alle onde.

A Santa Teresa di Riva la mareggiata ha prodotto i suoi effetti più impressionanti: interi tratti di strada sono stati spazzati via dalle onde. 28 gennaio (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

Furci Siculo è l’unico comune dove ci sono lavori in corso che non siano quelli di cittadini che puliscono le loro case, o di operai chiamati a sistemare edifici privati. Nei giorni dopo la mareggiata, qui è arrivato l’esercito per rimuovere tonnellate di detriti e ci sono decine di volontari al lavoro. Le ruspe scavano sulla spiaggia, rimuovono macerie e sistemano il lungomare, interamente distrutto.